Mar 09

Il concetto di patina

“La patina, come la polvere, si deposita sulle cose. Dà loro vita. Le inserisce nel tempo. Un tavolo, una sedia, un dipinto parlano del passato, delle mani che li hanno toccati, attraverso la pelle del tempo che li avvolge a poco a poco”

La patina è uno degli aspetti che più contribuiscono a caratterizzare l’opera d’arte, ad esprimere il suo esistere nel tempo. Il concetto di patina fu rivalorizzato ed esaltato in epoca romantica, anche se non fu invenzione di quel periodo storico; infatti, le sue origini risalgono al ‘500 epoca in cui era molto apprezzata dai collezionisti. Già nella seconda metà del ‘600 il Baldinucci, storico d’arte, pittore e politico di questo periodo, definiva la patina come “voce usata dai pittori, altrimenti pelle, ed è quella universale scurita che il tempo fa apparire sopra le pitture, anche se talvolta le favorisce”. Questa, in relazione al mobile, include sia tutti i processi di invecchiamento naturale da esso subiti, sia gli interventi del passato. In concreto, la patina di un mobile si traduce in un mutamento cromatico di pigmenti naturali del legno, delle finiture, della pittura, della lacca o di qualsiasi altro materiale applicato al mobile (oro, argento, avorio, osso…). Ma questo concetto include anche altri fenomeni: irregolarità dell’insieme dei materiali che costituiscono il mobile, l’abrasione delle superfici, la craquelure. Dunque il criterio di patina nel mobile fa riferimento a tutti i segni del suo passato; piccoli messaggi che solo un occhio esperto è in grado di captare e che solo al momento del restauro possono rivelarsi completamente.