Giu 30

Boulle

BoulleCon questo termine, “baulle”, si designa una tecnica d’intarsio basata sull’accoppiamento a contrasto tra l’ottone dorato e la tartaruga, inventato in Italia nel secolo X, ma che ormai è denominata impropriamente stile Boulle o intarsio alla Boulle dal nome dell’omonimo ébéniste di Luigi XIV (nomina avvenuta nel 1672) che la portò a livelli di insuperata perfezione esecutiva. La tecnica consisteva nell’incidere raffigurazioni ornamentali su due fogli incollati fra loro di uguale spessore di ottone e tartaruga, indi nel ritagliare le ornamentazioni delineate e di staccare poi i due fogli. Ricomponendo le ornamentazioni ritagliate in ottone sul fondo di tartaruga, si otteneva l’intarsio detto “prima parte”, con quelle in tartaruga sul fondo di ottone si aveva l’intarsio detto “controintarsio”.

Il successo di A.C Boulle (1642-1723) fu dovuto, oltre che alla sua abilità tecnica, alla simmetrica armonia con cui seppe servirsi degli intarsi, e alla fantasia delle sue ornamentazioni, al fascino della decorazione dei suoi mobili risiedeva anche nell’accortezza d’impiallacciare in ebano le parti non intarsiate e di aggiungere altre materie preziose (madreperla, pietre dure, avorio…) ed infine nel pregio delle parti in bronzo, spesso veri e propri pezzi di scultura. Tale successo si protrasse nel tempo grazie all’opera dei suoi due figlioli e proseguì per altri due secoli e non solo in Francia. L’aspetto meraviglioso di questi mobili spesso viene deturpato dal sollevamento delle lastre o degli intarsi in ottone a causa di una scarsa manutenzione che sostanzialmente consiste nel riposizionare correttamente gli elementi distaccati. La diversità dei materiali presenti (legno, ottone e tartaruga) reagisce in modo diverso alle sollecitazioni termiche o igroscopiche e pertanto per questi mobili viene richiesta una manutenzione accurata.

Il nostro laboratorio è in gradi di restaurare ogni genere di intarsio alla Boulle!

Giu 27

La lucidatura a tampone

lucidatura-a-tamponeIl classico sistema di lucidatura del legno con vernici alla gommalacca vanta un’origine abbastanza antica; infatti si ritiene che i primi lavori di tale natura siano stati eseguiti in Francia verso la metà del XVIII secolo. Da quell’epoca la verniciatura a tampone ha mantenuto la sua priorità rispetto a tutti gli altri sistemi esistenti nonostante il sopravvento delle vernici cellulosiche più rapide e meno costose.

Il sistema di lucidatura a tampone, se eseguito a regola d’arte, è la finitura che in assoluto dà i risultati migliori in quanto conferisce agli oggetti uno spiccato splendore, una lucentezza del tutto particolare e nello stesso tempo promuove la formazione di una pellicola protettiva  abbastanza resistente all’usura e quindi di ottima durata. Applicato ai mobili tanto comuni che di lusso, ne aumenta assai il valore ed il pregio artistico facendo spiccare  e ravvivando la ricchezza delle tinte  ed il grazioso effetto delle marezzature dei legni di cui essi sono costituiti. Una corretta lucidatura richiede quindi dei tempi lunghi (tra le varie fasi della lucidatura bisogna lasciare il tempo alla vernice di essiccare) che possono arrivare anche a uno o due mesi prima di poter procedere alla finitura definitiva.

Il nostro laboratorio è in grado di effettuare ogni genere di lucidatura a tampone, all’inglese o alla francese.

Giu 23

Antonio Vallardi editore

Porta Trionfale dell'ArenaInaugurata nel 1807 ad opera dell’architetto neoclassico Luigi Canonica, l’Arena della città di Milano fu teatro di una serie innumerevole di spettacoli teatrali, naumachie, corse di cavalli, giochi pirotecnici e sportivi. Questa splendida litografia magistralmente acquerellata ritrae l’uscita del pubblico dalla Porta Trionfale al termine di uno spettacolo; quello che vogliamo evidenziare è che questa stampa venne edita e distribuita da uno dei maggiori editori milanesi. Sul retro infatti vi è l’iscrizione A. Vallardi, via S. Margherita 9 in Milano.

Vallardi fu uno dei maggiori editori e stampatori italiani nel corso di quasi due secoli. Nel 1819 alla morte di Pietro Vallardi, la moglie Giuseppina Radaelli ne continuò l’attività specialmente per la vendita di stampe sacre. La aiutò il figlio Antonio Vallardi (nato nel 1813) che le succedette nel 1843 conservando il negozio in contrada Santa Margherita 1118 a Milano. La sede fu poi spostata in via Santa Margherita 9 avendo la ditta ampliato il commercio e la produzione di libri e stampe. Antonio Vallardi morì nel 1876 lasciando la ditta ai figli Pietro e Giuseppe che nel 1884 si trasferirono in via Moscova 4d in un nuovo stabilimento che si specializzò nella produzione di libri e stampe per la scuola e l’educazione dei giovani. Nel 1900 le oleografie venivano eseguite in via Moscova con la riproduzione dei disegni sulla pietra litografica e poi sullo zinco. Le oleografie riproducenti quadri storici sono databili tra il 1890 ed il 1900 ma rimasero in catalogo per diversi decenni. L’altra specialità dell’Antonio Vallardi furono le carte murali scolastiche e le stampe didattiche. Nel 1908 fu edificata la nuova sede di via Stelvio 22 che fu distrutta nel 1943 durante un bombardamento e ricostruita nel 1948. Le oleografie di grande formato edite da Antonio Vallardi sono fra le più originali prodotte in Italia e sicuramente ebbero una forte influenza sul gusto della oleografia perché erano diffusissime nelle scuole e nei luoghi pubblici. I soggetti storici disponibili erano più di venti, dai lontani episodi della storia d’Italia come ‘La battaglia di Legnano’ o ‘La morte di Ferruccio’ a quelli del Risorgimento e delle imprese di Garibaldi; si aggiunsero poi le battaglie delle campagne d’Africa. Molto popolari furono pure le oleografie tratte dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il nome dell’oleografo Malinverni figura sulla maggior parte dei fogli editi da Vallardi.

Giu 20

La lucidatura a cera

lucidatura-a-ceraLa lucidatura a cera ha un’origine molto antica; è un tipo di finitura che si utilizza in determinati casi partendo dalla levigazione perfetta delle superfici legnose. A seconda della natura delle superfici, si procederà alla stesura dell’encaustico con un pennello in corrispondenza degli intagli piuttosto che con un panno nel caso di superfici  lisce.  La buona norma consiglia di incrociare sempre la passata per facilitare la penetrazione della vernice nei pori.

Una volta spalmate tutte le superfici del mobile  bisogna attendere l’asciugatura, che per le cere ad essenza non deve essere inferiore alle 36 ore, dopo di che si procede alla lucidatura vera e propria con una pezzuola  di lana che viene strofinata sino a che le superfici del mobile non assumono una brillantezza uniforme. In corrispondenza delle parti intagliate è bene aiutarsi con delle spazzole.

La lucidatura a cera, oltre ad essere un processo di finitura, rappresenta anche un’importante azione manutentiva in quanto l’emulsione applicata sul legno  serve da una parte  a ravvivare la vecchia vernice e contestualmente l’attenzione rivolta all’applicazione dell’encaustico consente di evidenziare eventuali difetti del mobile. Le cere da utilizzare possono essere animali, vegetali, minerali o sintetiche. Tra quelle animali la cera d’api è la più diffusa, è un prodotto di secrezione delle api disponibile in varie qualità a seconda della zona di provenienza.

Le cere vegetali provengono dalle corteccie delle piante tra le quali ricordiamo la cera carnauba che proviene dalle foglie di una palma del Brasile (100 kg. di foglie danno 4,5 kg. di cera!) e la cera di candelilla che proviene da una pianta erbacea dell’America Centrale. La maggior parte delle cere oggi in commercio sono di natura sintetica e prodotte in differenti colorazioni.

Giu 16

Restauro quadro gravemente danneggiato

restauro-quadro-danneggiato-1-825x510È arrivato in laboratorio il mese scorso un malato veramente grave, un quadro anticoIl ritratto del giovane uomo francese o spagnolo (a giudicare dal colletto della camicia!) presentava una lacerazione multipla con sfilacciature della tela proprio sul volto del nostro gentiluomo.
Il dipinto da restaurare mi è pervenuto con una vecchia foderatura con un telaio non consono; inoltre, si capisce anche a occhio nudo, il quadro nasce come ovale ma ne è stata poi modificata la dimensione nel tempo. Il primo lavoro è il consolidamento dell’opera. In questo caso l’unica operazione da fare è una foderatura doppia. Una volta ben consolidato il supporto con un nuovo telaio idoneo con chiavi, procediamo con la fase di pulitura, dove emerge un film-pittorico completamente diverso.

restauro-quadro-danneggiato-2-768x1024Dalla prova di pulitura è evidente, come la patina gialla della vecchia vernice e lo sporco da inquinamento, abbiano appiattito e reso meno plastica la figura. Sono emersi anche dettagli che prima non si notavano: ad esempio il ricamo sul colletto della camicia o i boccoli dei capelli del nostro protagonista. Una volta finita la fase di pulitura, si iniziano a stuccare tutte le parti con mancanza di film-pittorico, cercando di riprodurre la stessa rugosità superficiale originale. Poi si eseguono i primi ritocchi a tempera e una volta finiti si vernicia il dipinto. A questo punto la fase finale di ritocchi a vernice al cavalletto.

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Ed ecco il nostro protagonista completamente rinato!
Pronto per il suo ruolo di ammaliatore, appeso su una parete di un caldo salotto per contribuire ad arredare una bella casa.

Giu 06

Una pendola musicale

pendola-da-tavolo-intarsiata“L’amore è un carillon nelle tue mani e funziona solo se gli dai la carica”, e così noi abbiamo la cosa che fa per voi: la pendola musicale! E’ un orologio che scandisce il tempo in virtù di un pendolo; in questo caso all’interno dell’oggetto vi è un carillon nella parte inferiore con la carica da un lato, che in maniera molto melodica ricorda e segna l’orario. Ma la cosa straordinaria sta nella forma sinuosa e nella decorazione particolareggiata dell’orologio: ha la massa in pero ebanizzato e palissandro con intarsi geometrici in avorio, zinco e ottone. La pendola è di provenienza austriaca e risale alla seconda metà dell’ottocento. Sarebbe un peccato non avere nella propria dimora un elemento esclusivo ed allo stesso tempo sonoro e utile.

Mag 26

Antiquari a Milano: Michele Subert

FullSizeRenderContinuiamo con il ciclo di interviste mensili di antiquari milanesi andando a trovare, nella Galleria d’arte della famosa via della Spiga 42, un noto antiquario, nonché vicepresidente dell’Associazione d’Antiquari milanesi, Michele Subert. La prima Galleria d’antiquariato della famiglia Subert venne aperta nel 1860, agli albori dell’unità d’Italia, da Emanuele Subert e così questa attività viene tramandata da figlio in figlio fino ad oggi con Michele Subert; continuando la tradizione di famiglia, dal 2013 ha aperto una nuova sede al 42 di via della Spiga.

Quando ha cominciato ad interessarsi a questa attività? Ho iniziato dopo  la maturità, frequentando l’università di lettere antiche lavorando con mio padre.

Perché? La mia famiglia ha sempre fatto questo mestiere e mi è venuto naturale proseguire, continuando l’attività di famiglia.

Cos’è cambiato oggi rispetto ad allora? Il mondo è rivoluzionato completamente e il nostro soprattutto, percui è cambiato tutto. Questo mestiere penso sia fatto di due binari: uno è l’arredamento antico e l’altro il collezionismo; l’arredamento antico è molto legato ai cambiamenti del gusto, ogni 20/30 anni più o meno cambia parecchio, è una progressione ma anche un cambiamento; il nostro mestiere, per quanto riguarda l’arredamento antico, è molto legato a questo, ai gusti, perché inevitabilmente le cose che vediamo in cui siamo immersi ci condizionano a fare determinate scelte. Questo è il momento in cui è molto più facile che qualcuno arredi la casa con cose moderne o di design d’epoca, piuttosto che con cose antiche; il collezionismo, invece, continua imperterrito, ma con personaggi più preparati rispetto ad una volta.

Qual’è il suo lavoro oggi? Oggi il mio lavoro è molto concentrato sul collezionismo perché, al contrario dell’arredamento dove c’è moltissima offerta e poca domanda, il collezionismo vede il rovescio: vi è più domanda di quanto noi possiamo offrire e quindi facciamo fatica a reperire le cose che ci servono.

Invece che prospettive vede nel futuro? Secondo me è legato alla preparazione e al dinamismo dei mercanti; mentre una volta si comprava facilmente e poi si stava in bottega ad aspettare che entrasse qualcuno, oggi non è possibile. E poi un altro elemento che ha cambiato tutto è la rete: ha rivoluzionato non tanto sull’alto collezionismo, ma sicuramente sull’arredamento.

In base alle sue esperienze quali consigli darebbe ad un novizio? I consigli sono difficilissimi da dare; penso che come una volta si andava in bottega, ora è necessario avere un mentore, qualcuno che avvii al percorso e poi seguire le proprie predilezioni ma adeguandosi al mercato. Oggi d’altronde bisogna essere specialisti in qualcosa, altrimenti non si sopravvive in questo ambito.

Immagino che lei in questi anni di lavoro avrà visto molte opere d’arte, ce n’è una che non può dimenticare? Negli ultimi 2/3 anni abbiamo un pezzo di oreficeria rinascimentale del 1554 ed è un tabernacolo d’argento, bronzo dorato e rame dorato. Memorabile perché è un oggetto di cui è stata ricostruita tutta la storia e sappiamo chi l’ha fatto, perché firmato: l’artista era poliedrico, Bonconte de’ Bonconti. Questo è un pezzo molto particolare anche se ha creato dei problemi per la sua bellezza e unicità.

Mentre un cliente memorabile? Beh tutti ne hanno ma nessuno ne parla; ce ne sono stati vari, poi lavorando con mio padre, negli ultimi 38 anni ne sono girati parecchi.

Cosa l’appassiona del suo lavoro? Molte cose; intanto un aspetto che non è tanto comunicato è la caccia, la speranza di trovare un oggetto strepitoso da valorizzare, studiare ancora, da ricostruirgli la storia. Questa è, a parer mio, la cosa più attraente di questo mestiere.