Mag 26

Antiquari a Milano: Michele Subert

FullSizeRenderContinuiamo con il ciclo di interviste mensili di antiquari milanesi andando a trovare, nella Galleria d’arte della famosa via della Spiga 42, un noto antiquario, nonché vicepresidente dell’Associazione d’Antiquari milanesi, Michele Subert. La prima Galleria d’antiquariato della famiglia Subert venne aperta nel 1860, agli albori dell’unità d’Italia, da Emanuele Subert e così questa attività viene tramandata da figlio in figlio fino ad oggi con Michele Subert; continuando la tradizione di famiglia, dal 2013 ha aperto una nuova sede al 42 di via della Spiga.

Quando ha cominciato ad interessarsi a questa attività? Ho iniziato dopo  la maturità, frequentando l’università di lettere antiche lavorando con mio padre.

Perché? La mia famiglia ha sempre fatto questo mestiere e mi è venuto naturale proseguire, continuando l’attività di famiglia.

Cos’è cambiato oggi rispetto ad allora? Il mondo è rivoluzionato completamente e il nostro soprattutto, percui è cambiato tutto. Questo mestiere penso sia fatto di due binari: uno è l’arredamento antico e l’altro il collezionismo; l’arredamento antico è molto legato ai cambiamenti del gusto, ogni 20/30 anni più o meno cambia parecchio, è una progressione ma anche un cambiamento; il nostro mestiere, per quanto riguarda l’arredamento antico, è molto legato a questo, ai gusti, perché inevitabilmente le cose che vediamo in cui siamo immersi ci condizionano a fare determinate scelte. Questo è il momento in cui è molto più facile che qualcuno arredi la casa con cose moderne o di design d’epoca, piuttosto che con cose antiche; il collezionismo, invece, continua imperterrito, ma con personaggi più preparati rispetto ad una volta.

Qual’è il suo lavoro oggi? Oggi il mio lavoro è molto concentrato sul collezionismo perché, al contrario dell’arredamento dove c’è moltissima offerta e poca domanda, il collezionismo vede il rovescio: vi è più domanda di quanto noi possiamo offrire e quindi facciamo fatica a reperire le cose che ci servono.

Invece che prospettive vede nel futuro? Secondo me è legato alla preparazione e al dinamismo dei mercanti; mentre una volta si comprava facilmente e poi si stava in bottega ad aspettare che entrasse qualcuno, oggi non è possibile. E poi un altro elemento che ha cambiato tutto è la rete: ha rivoluzionato non tanto sull’alto collezionismo, ma sicuramente sull’arredamento.

In base alle sue esperienze quali consigli darebbe ad un novizio? I consigli sono difficilissimi da dare; penso che come una volta si andava in bottega, ora è necessario avere un mentore, qualcuno che avvii al percorso e poi seguire le proprie predilezioni ma adeguandosi al mercato. Oggi d’altronde bisogna essere specialisti in qualcosa, altrimenti non si sopravvive in questo ambito.

Immagino che lei in questi anni di lavoro avrà visto molte opere d’arte, ce n’è una che non può dimenticare? Negli ultimi 2/3 anni abbiamo un pezzo di oreficeria rinascimentale del 1554 ed è un tabernacolo d’argento, bronzo dorato e rame dorato. Memorabile perché è un oggetto di cui è stata ricostruita tutta la storia e sappiamo chi l’ha fatto, perché firmato: l’artista era poliedrico, Bonconte de’ Bonconti. Questo è un pezzo molto particolare anche se ha creato dei problemi per la sua bellezza e unicità.

Mentre un cliente memorabile? Beh tutti ne hanno ma nessuno ne parla; ce ne sono stati vari, poi lavorando con mio padre, negli ultimi 38 anni ne sono girati parecchi.

Cosa l’appassiona del suo lavoro? Molte cose; intanto un aspetto che non è tanto comunicato è la caccia, la speranza di trovare un oggetto strepitoso da valorizzare, studiare ancora, da ricostruirgli la storia. Questa è, a parer mio, la cosa più attraente di questo mestiere.