Feb 02

Paesaggio con rovine 1700

‘Le rovine’ e ‘i capricci di rovine’ sono una tipologia di quadri molto particolare: i primi vengono dipinti dagli artisti come testimonianza di un’epoca passata, mentre i secondi stanno a rappresentare dei ruderi che diventano dei simboli della caducità di un’età passata che non tornerà mai più. Il dipinto antico preso in considerazione è un capriccio di rovine e vi sono, oltre che una serie di monumenti che tra loro non centrano molto in quanto troviamo anche una piccola sfinge collocata sul basamento che sembra fare da guardia agli accessi al sito, delle statue, anche un passaggio fantastico, una finzione di paesaggio, e in più sono presenti anche dei personaggi: un soldato romano che sembra osservare simbolicamente la scena, due mendicanti seduti su dei massi, proprio ad indicare la caducità del tempo passato. Le rovine sono protagoniste del dipinto, ed hanno qui una matrice evocativa, ovvero delineano dei paesaggi immaginari.

Gen 26

Specchiera in legno intagliato e dorato

Il bisogno di conoscere sé stesso, attraverso una superficie che ne rimandasse la propria immagine, portò l’uomo, sin dai tempi più antichi, ad inventarsi i più disparati strumenti che gli consentissero di ottenere ciò: ad esempio vedere la propria figura riflessa nell’acqua. Solo intorno alla metà del ‘500, grazie all’invenzione e alla diffusione degli specchi di vetro, piatti e laminati sul retro, si ottenne un risultato di perfetta corrispondenza tra l’immagine reale e quella riflessa. Per secoli gli specchi vennero realizzati in dimensioni ridotte fino al ‘700 in cui vengono utilizzati anche come elemento di arredo e decorazione; così la specchiera viene messa su cassettoni, su camini, su comodini…

La specchiera antica, qui  presa in considerazione, è riccamente decorata con foglie e volute che scendono sui lati sostenute da due angeli, e nella parte superiore con una cimasa a raggiera in decori floreali e teste di cherubino, sei teste di putti alati. La decorazione a volute fogliacee, fiori e putti della specchiera a cartoccio è in voga soprattutto nel ‘600, ma realizzata nel ‘800.

Gen 24

Vita quotidiana nei dipinti antichi

Il nuovo genere pittorico della vita quotidiana entrò nei dipinti solo nel Seicento e nasceva nei Paesi Bassi, per diffondersi presto in tutta Europa. La fiorente borghesia mercantile non si sentiva rappresentata dai temi solenni, iniziò quindi a commissionare agli artisti dei dipinti con soggetti meno religiosi e più vicini all’esperienza quotidiana: interni domestici, luoghi urbani, attività ordinarie entrano per la prima volta nei quadri come protagonisti.

Uno dei grandi maestri di questo genere fu Bruegel il Vecchio, il capostipite di una famiglia di pittori molto attiva tra Seicento e Settecento. Nei suoi quadri ritraeva con occhio attento momenti della vita quotidiana dei contadini fiamminghi, osservandoli sempre con grande ironia e partecipazione. Ogni dipinto è ricco di aneddoti e personaggi caricaturali, che diventano rappresentazioni comico-allegoriche della vita nelle Fiandre. Bruegel il Vecchio ambientò episodi della Bibbia in paesaggi e città dell’Europa settentrionale della sua epoca, trasformando la stilizzazione tipica dell’arte medievale in una rappresentazione più realistica del mondo.

Un altro esponente della pittura del quotidiano fu Jan Vermeer, che nelle sue opere rappresentava le attività lavorative e di svago con grande naturalezza e attenzione ai piccoli gesti. Protagoniste sono spesso le figure femminili, intente a leggere, cucire, suonare; ma il vero soggetto è la luce e il suo riflettersi dando forma alle cose del mondo. La pittura di Vermeer non è rivolta alla storia, all’azione o al movimento; è piuttosto iconografica e volta a svelare l’armonia in uno scorcio di vita.

Nell’800 si fa strada il realismo pittorico, ed è una svolta nella pittura che fino ad ora si dedicava a rappresentazioni idealizzate secondo i canoni classici. Le scene di genere esplorano la vita di borghesi, contadini e pescatori, concentrandosi spesso sugli aspetti più banali della quotidianità.

Gen 19

Veduta dei Fori Imperiali

I Fori Imperiali di Roma raccolgono una serie di piazze monumentali edificate tra il 46 a.C. e il 113 d.C. Vengono considerati il centro dell’attività politica di Roma antica, un luogo che nel corso dei secoli si è arricchito di strutture ed edifici. Questi sono composti, in ordine cronologico, da il Foro di Cesare, il Foro di Augusto, il Tempio di Marte Ultore, il Tempio della Pace, il Foro di Nerva, la Basilica Argentaria, i mercati Traianei e la Basilica Ulpia. Il complesso dei Fori Imperiali si estende tra il Campidoglio ed il Quirinale. Tra il 1924 e il 1932 vennero riportati alla luce a seguito della demolizione degli edifici costruiti nell’area per la realizzazione dell’attuale via dei Fori Imperiali.

Questa veduta in acquaforte raffigura i Fori chiamati anche ‘Campo Vaccino’ per la presenza del pascolo delle mucche nella veduta, realizzata da Francois Morel (1768-1830). Si nota molto lo spirito del Grand Tour; questo era un lungo viaggio nell’Europa continentale effettuato da ricchi giovani dell’aristocrazia europea a partire dal XVII secolo; la destinazione più ambita era l’Italia. Da questo viaggio, che poteva durare settimane come mesi, venivano riportati in patria e nelle case alcuni ricordi di quello che si era visitato, principalmente vedute di città.

Gen 16

Statuine in porcellana Meissen

La porcellana di Meissen è stata uno dei primi esempi europei di produzione della porcellana, per tipo e modalità tecniche realizzati, sviluppata all’inizio del XVIII secolo. Meissen è una località in Germania dove tutt’oggi si trova la sede ufficiale della fabbrica. Tra le manifatture di Meissen troviamo queste due statuine in porcellana policroma dipinta a mano: raffigurano l’allegoria della libertà e del matrimonio, impersonificate rispettivamente da un giovane con una colomba posata sulla mano destra e da una dama con la voliera vuota mentre indica all’uccellino di entrare in gabbia. Per libertà si intende la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi e mettere in atto un’azione, mediante la libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a realizzarla; qui è rappresentata appunto una colomba che sta a simboleggiare anche il matrimonio, più in particolare la monogamia; questi pennuti, infatti, formano una coppia e restano uniti per la vita. Entrambi sono vestiti con abiti tradizionali settecenteschi e poggiano su due basi decorate in oro, sulle quali sono sdraiati due agnellini. La particolarità è nel tema di carattere simbolico a sfondo ironico eseguito qui in maniera eccellente.

Gen 12

La nascita della legislazione dei beni culturali in Italia

La tutela del patrimonio artistico affonda le sue radici nel rinascimento. Uno dei primi provvedimenti è la bolla emanata nel 1462 da Papa Pio II che imponeva il divieto di distruggere o danneggiare gli antichi edifici pubblici a Roma. Negli anni successivi vennero fatte altre bolle che vietavano di spogliare le chiese dai marmi e dagli antichi ornamenti. L’interesse dei pontefici per la conservazione del patrimonio monumentale storico si inquadrava nel disegno di conservazione delle tradizioni storiche della Roma imperiale diventata cristiana. Così si introducevano i primi fondamenti della legislazione di tutela; inoltre, i monumenti antichi e le opere d’arte antiche del passato erano protetti perché attiravano il turismo, ma anche perché promuovevano l’istruzione artistica.

I beni culturali, di fatto, rivestono un particolare e importante interesse per il loro riferimento con la storia, la politica, la letteratura, l’arte, la scienza… per questo sono così rilevanti, per il fatto che ‘appartengono’, ‘parlano’ e ‘trasudano’ ricordi, vite del loro passato nella propria nazione. Molti paesi rivendicano infatti opere d’arte rubate o saccheggiate durante le guerre proprio perché di loro appartenenza storica facenti parte collezioni, senza essere ‘complete’ non sarebbero tali.

Gen 09

Antico secrétaire d’epoca direttorio

Lo stile direttorio è uno stile diffusosi in Francia nel periodo storico tra la Rivoluzione (1789) e il Consolato (1804) ed è riconoscibile grazie alle caratteristiche di austerità e classicità che lo contraddistinguono. Per quanto riguarda il repertorio decorativo, anche se restano in voga motivi dello stile Luigi XVI, si tende a prediligere un disegno più semplificato: così vi è un’abbondanza di palme, sfingi, anfore, cariatidi, grifoni ma anche motivi geometrici come losanghe o esagoni. Tra i cassettoni si impongono secretaires dalle linee dritte, piano in marmo e con sostegni tonici o decorati a zampa di leone.

Il mobile antico preso in considerazione è lastronato in noce con intarsi in palissandro ed acero; il piano ribaltabile cela un’impalcatura di colonnine e archetti ebanizzati che poggiano su di una ricca pavimentazione lastronata con motivi geometrici: la particolarità è che da qui partono due file di cinque cassetti con maniglie realizzate con maschere leonine in metallo dorato. Ai lati e sotto il piano vi sono 13 scamparti segreti; questo secrétaire è particolare proprio perché è tutto da scoprire, pieno di cassetti e cassettoni nascosti ed anche bello perché strutturalmente è complicato, avendo anche una struttura architettonica al suo interno, e semplice allo stesso tempo.