Giu 12

Come arredare una seconda casa

Nella maggior parte dei casi quando si predispone l’arredamento della seconda casa si tende a riutilizzare gli arredi dismessi, provenienti da case chiuse precedentemente e stivati in depositi dimenticati. Aggiungiamo anche che amici e parenti vari cercheranno di sfruttare la circostanza per rifilarvi a loro volta tutto ciò che non utilizzano da tempo.

Ma attenzione! Non lasciatevi ingannare! Ecco in seguito qualche utile consiglio di home styling da tenere sempre sott’occhio forniti dall’arch. Isabella Danesini.

  1. Non lasciarsi condizionare se possibile dalla disponibilità degli arredi preesistenti. Bisogna liberare la mente da ogni tipo di condizionamento e cercare di lasciarsi informare dall’idea di casa che vogliamo ottenere. Se qualche arredo o complemento si discosta fortemente dalla nostra idea di casa dobbiamo essere pronti al suo sacrificio, alla sua eliminazione.
  2. Cominciamo dalle pareti e dai pavimenti! La scelta dei colori e dei materiali di queste superfici è fondamentale e va ponderata attentamente in relazione alla luce naturale degli ambienti. La luce naturale è infatti colei che modella i volumi e grazie a lei possiamo giocare con i contrasti. Quindi massima attenzione alla scelta dei colori.
  3. A questo punto entrano in gioco gli arredi; qui finalmente potete sbizzarrirvi:  se nella prima casa siete stati eccessivamente seriosi, ora potete finalmente giocare.  Decapare, verniciare, consumare, patinare sono i verbi guida della seconda casa.
  4. Illuminare! Illuminare! Illuminare! La luce è il primo elemento dell’arredo di ogni locale, non dimenticatelo. Ecco perché la scelta dei lampadari e  delle lampade diventa predominante rispetto al resto. Ricordatevi che è la distribuzione delle fonti di luce che crea una buona luminosità nel locale anziché la potenza di un’unica fonte luminosa.
  5. Massima attenzione ai bagni ed ai terrazzi! Qui il ricorso agli accessori diventa importantissimo. Ma anche il verde o l’impego di oggetti inusuali. Quindi il bagno può trasformarsi in una biblioteca piuttosto che in un giardino e così via.

In definitiva bisogna cercare di giocare con questa nuova realtà abitativa osando, prendendosi dei rischi. Solo così riusciremo ad arrivare ad un equilibrio soddisfacente.

 

Giu 08

Saliere in argento Edimburgo 1898

Questa coppia di saliere è molto particolare per la sua realizzazione: ha un corpo di forma ovale traforato e decorato da festoni incisi a motivi vegetali, con un bordo lavorato e quattro piedini in fusione. Il colore blu acceso attira l’attenzione dei commensali, così da rendere più piacevole le pietanze. Entrambe recano il marchio “Edimburgo 1898”, argentiere Hamilton & Inches: nota attività fondata nel 1866 mandata avanti da figlio in figlio, quindi a gestione familiare fino ad oggi; ora è l’unica azienda scultore orafa di produzione sopravvissuta dal XIX secolo.

Nel Medioevo, i recipienti per il sale ebbero una grande importanza simbolica; di molte misure e forme erano oggetto di vanto e ricchezza per il loro contenuto raro e prezioso. Così le saliere divennero opere di oreficeria lavorate molto minuziosamente, decorative ed emblematiche. La saliera, che solitamente occupava il centro della tavola, definiva anche la linea di demarcazione tra gli ospiti di prestigio – quelli che si trovavano “al di sopra del sale” – e gli altri, familiari, parenti poveri, inferiori – messi tutti “al di sotto del sale”.

Giu 05

Come togliere le ammaccature da un mobile antico

Ci occupiamo oggi di come fare per riparare le ammaccature sul legno, ovvero quei colpi che si sono creati in seguito ad un trasloco piuttosto che alla caduta accidentale di un corpo contundente sulla superficie del legno.

In tal senso bisogna fare un distinguo relativo al tipo di deformazione subita: se il colpo ha spezzato le fibre del legno non siamo in grado di intervenire, viceversa se le fibre sono solamente state schiacciate, compresse dall’azione meccanica accidentale, allora siamo in grado di risolvere il problema. Purtroppo non è possibile capire a priori il tipo di deformazione presente e pertanto l’unica soluzione è quella di fare un tentativo. Bisogna munirsi di una siringa e di un goccio d’acqua; con l’ago della siringa andremo a praticare numerosi microfori in corrispondenza della concavità della lesione dopo di ché prestando molta attenzione a non eccedere, riempiremo la concavità d’acqua. I microfori praticati precedentemente servono a far penetrare meglio l’acqua in profondità: questa operazione va ripetuta più volte, curandosi di mantenere sempre bagnata la superficie interessata dal colpo e serve a far sì che le fibre del legno si gonfino sino a riprendere la loro posizione iniziale; addirittura a volte si estroflettono.

Se l’operazione non dà esiti positivi significa che le fibre sottostanti sono spezzate e non vi è nulla da fare se non integrare la parte con inserti di nuove essenze o stucco; se invece l’ammaccatura si rigonfia potremo procedere alla finitura e lucidatura della superficie.

Giu 01

Il faut vivre avec son temps (bisogna vivere nel proprio tempo)

Riflessioni di un antiquario: “Ieri, depresso ed oppresso da un’inarrestabile disordine, ho deciso di sistemare il negozio. Dopo aver iniziato controvoglia ho lentamente provato l’antico piacere del rapporto diretto con le cose, le mie cose. Le ho toccate, osservate, pulite, su alcune di esse ho posato la cera con il suo odore meraviglioso e poi con un colpo di straccio ho visto le superfici tornare a luccicare. Nel fare ordine poi mi sono preoccupato di accostare gli arredi tra loro con un certo equilibrio, con una certa armonia ed ho riscoperto dei vecchi amori, delle vecchie passioni per una forma, un materiale, una lavorazione, una finitura. Che bel lavoro che faccio!  Ho la fortuna di essere circondato da belle cose, che sono poi quelle che scelgo ed ognuna di esse ha la sua storia ed è la piccola tessera di un lungo discorso.

La riflessione di oggi è questa: se ho provato un immenso piacere ad avere un rapporto tattile con le “cose” antiche, perché in questi anni ho scelto internet come canale privilegiato di comunicazione? Il web non riuscirà mai a trasferire la minima parte dei piaceri che ho avuto la fortuna di provare ieri. E’ sterile. Come posso mostrare online una doratura, una patina, un’odore? In questi ultimi anni sono stato spinto dall’ansia di trovare clienti nuovi, di vendere di più, di aprire nuovi canali e questa frenesia mi ha portato a mettere in secondo piano il rapporto diretto con gli oggetti. Una volta, quando comperavo qualcosa la portavo nella mia cantina esattamente come fa una bestia quando porta nella sua tana un boccone prelibato. In cantina, nella quiete più assoluta la guardavo, la pulivo e facevo i restauri del caso. Erano i momenti più lirici del mio lavoro.

Oggi quando compero qualcosa ho come prima preoccupazione quella di schedare e foto ritoccare  l’oggetto acquistato per poi metterlo immediatamente sugli scaffali dei vari portali. Riconosco l’efficacia di questo sistema, ma quanta nostalgia per il vecchio lavoro!”

Mag 29

Candelabri impero in bronzo dorato

Il candelabro è un oggetto che può avere molte forme e dimensioni con la funzione di reggere le candele e spesso ha anche un aspetto artistico; infatti oltre ad essere un antico sistema di illuminazione, ha valore decorativo, artistico, religioso, utilizzato nei riti e presente nei luoghi di culto. Il candelabro ha vita fin dal VII-VI secolo a.C. con gli Etruschi, e con il passare del tempo e dei periodi storici (romanico, gotico, barocco…) si è così sviluppato assumendo forme e dimensioni diverse. In passato, quando l’energia non era ancora stata introdotta nelle abitazioni, i candelabri rappresentavano l’unica fonte di luce notturna e si rivelarono quali strumenti assai utili e maneggevoli; questi venivano utilizzati solitamente in coppie, e posti nelle stanze in cui perdevano luogo le principali attività, mentre gli l’elettricità ha reso l’uso delle candele, e quindi anche dei candelabri, più che superfluo, eppure questi sofisticati oggetti vengono ancora apprezzati dagli amanti dell’antiquariato, soprattutto per le loro forme, per l’eleganza, per la storia che rappresentano e per la loro preziosità.

Questo è un esempio di particolare coppia di candelabri impero in bronzo dorato dei primi decenni del 1800; composta da un piedistallo decorato da palmizi che appoggia su di una base quadrata e gradinata sopra cui poggia in punta di piedi un angelo alato, un putto dalla perfetta anatomia, con i capelli ricci e il piumaggio delle ali cesellato magistralmente; nella mano alzata i putti reggono la torcia principale del candelabro a quattro fiamme in totale, decorato con motivi fogliacei, palmette ed elementi floreali. Affascinante è anche la ghirlanda, composta da 38 fiori lavorati a mano, che circonda tutto.

Mag 25

Il restauro di un cassettone Luigi XVI

Vogliamo commentare un restauro che abbiamo terminato di recente, in quanto il risultato finale è stato particolarmente soddisfacente: si tratta di un cassettone Luigi XVI dalle dimensioni contenute e dalle ottime proporzioni, eseguito in legni vari alla fine del diciottesimo secolo tra la Liguria ed il Piemonte; questi era da tempo privo di manutenzione e l’incuria era manifesta in un distaccamento generale della lastronatura e nella necessità di revisione della falegnameria stessa del mobile. Pertanto si è provveduto a consolidare gli incastri principali del telaio, nel rivedere i pattini dei cassetti, nel riavvicinare le tavole in abete dei fondi ed integrarle con inserti di listelli del medesimo legno.

Fatto questo abbiamo affrontato il lavoro più lungo ed impegnativo ovvero il consolidamento della lastronatura. Questa operazione si effettua controllando ogni centimetro del mobile, osservando bene che le lastre siano ben attaccate alla struttura sottostante; per far questo ci si aiuta “picchiettando”  i legni con un ferro ed intervenendo al suono “sordo” dello stesso. In tal caso con un bisturi si cerca di sollevare (senza rompere) la lastra,  si puliscono le superfici dai vecchi residui di colla e di sporco e con colla d’osso si riposiziona esattamente nella stessa posizione schiacciandola con il martello.

A questo punto ci siamo occupati solamente dell’estetica del mobile; eseguite le integrazioni dei pezzi mancanti con delle essenze coerenti, abbiamo dato la prima stuccatura con degli impasti di gessi di Bologna e Caolino emulsionati con colla di coniglio e pigmenti. La colorazione degli stucchi è fondamentale nel restauro di un cassettone realizzato con più essenze: bisogna avere la pazienza di intonare il colore dello stucco con quello della venatura che dobbiamo integrare. Un’ottima esecuzione di questa fase contribuirà al successo del lavoro. La conseguente levigatura degli stucchi è una fase alquanto delicata poiché bisogna cercare di portare via il gesso in eccesso senza segnare eccessivamente le superfici circostanti.

La prima “ingrassata” è stata data a tampone con gomma lacca densa; le venature dei legni sono state ben riempite dopo di chè il mobile è stato a riposo per qualche giorno per consentire alla gomma lacca di ritirarsi.

A questo punto si comincia a vedere il primo risultato; i legnami prendono il loro colore e siamo in grado di vedere gli eventuali difetti da ovviare con ulteriori stuccature e ritocchi all’anilina; il continuo susseguirsi di lucidatura e stuccatura nel corso di vari giorni ci porta ad una finitura accettabile del mobile. A questo punto il mobile ben lucidato deve affrontare un periodo di riposo più lungo in un microclima il più possibile simile a quello della sua destinazione finale. La gomma lacca deve ritirarsi ed assestarsi; nel nostro caso abbiamo atteso per una ventina di giorni dopo di che abbiamo proceduto alla finitura “al mazzo bianco” che significa di diluire sempre di più il tampone sino a schiarirlo (appunto mazzo bianco) e tamponare solamente con alcool.

Il piano del mobile è in pietra ammonitica bianca, denunciava un vecchio restauro ed è stato ripulito con degli impacchi di acqua ossigenata, poi stuccato in piccole sbeccature con mastice per marmi colorato con pigmenti, e quindi lucidato a mano con carta abrasiva fine telata ed acqua. La ceratura finale ha contribuito a ridargli lo splendore originale.

Siamo particolarmente fieri di questo restauro perché il risultato finale è stato strabiliante!

Mag 22

Trompe l’oeil

Trompe l’oeil letteralmente significa “inganna l’occhio”; è un genere di pittura volto a rappresentare la realtà materiale in modo tale da suscitare l’illusione della tridimensionalità e, quindi, della consistenza delle immagini rappresentate: trova il suo specifico campo nella natura morta (quando si vogliano fingere armadi o custodie aperte nella parete, mostrando anche con cura meticolosa il loro contenuto), ma si estende agli artifici prospettici con cui pittori e architetti amplificano illusoriamente lo spazio interno di un ambiente; se ne hanno esempi nell’arte romana, nel rinascimento, nell’arte barocca e, in qualche misura, nell’arte contemporanea.

Presentiamo sei trompe l’oeil, deliziosi quadretti nei quali vengono affiancati ritagli di lettere o di appunti di manoscritti accostati a disegni ad inchiostro e pitture di oggetti simbolici quali le lunette, il compasso, le chiavi. Il gioco della citazione simbolica vede negli occhiali il mezzo per penetrare intensamente la realtà laddove il pittore inventa magari delle finte lacerazioni nei fogli, piuttosto che nel compasso quale rimando alle misurazioni scientifiche antitetiche rispetto alla realtà illusoria: le chiavi come strumento di accesso tra i due universi, quello accademico scientifico e quello artistico illusorio. Questi dipinti forse sono il frutto di un gioco piò che di un genere pittorico.