Ago 02

Scatole: tabacchiere, portasigari e portafiammiferi

L’uso di questi recipienti destinati a contenere e a conservare merci od oggetti diversi, realizzati in materiale vario, di forma e di dimensioni diverse, generalmente non grandi e forniti di coperchio, risale all’antico Egitto; da allora, nel corso dei secoli, le scatole sono state usate per i più disparati fini.

Tabacchiere: l’abitudine di fiutare tabacco si diffuse nel tardo Seicento e da allora fino alla metà dell’Ottocento, vale a dire fino all’avvento delle sigarette, la consuetudine fu assai popolare in tutta Europa e in America e diffusa in ogni classe sociale fra uomini e donne indifferentemente. Ecco spiegata l’enorme varietà di forme e di materiali usati per queste piccole scatole; l’unico requisito costante era che avessero un coperchio a perfetta  tenuta per conservare la polvere impalpabile dal caldo e dall’umidità. Il coperchio era spesso incernierato alla scatola per consentire di tenerla in una mano lasciando l’altra libera di prendere il pizzico di polvere. L’apertura del coperchio era in genere agevolata da un poggiato, spesso riccamente lavorato. Le tabacchiere davano modo agli orafi di manifestare il proprio estro: costruite in argento, oro, ma anche in avorio, madreperla, lapislazzuli, decorate con smalti o miniature, tempestate di pietre preziose, sono oggetti di grande attrazione. I coperchi, cesellati, sbalzati, incisi, con scene in rilievo, sono a volte piccoli capolavori. E’ fondamentale sottolineare l’importanza delle cerniere nell’ambito delle tabacchiere, che sono particolarmente controllate dagli esperti e dai collezionisti per quanto riguarda sia la fattura sia lo stato di conservazione: la fattura infatti denuncia la qualità dell’esecuzione dell’intera opera.

Portasigari: un’enorme quantità di portasigari e portasigarette venne prodotta dalla fine dell’Ottocento, quando si diffuse l’uso di fumare il tabacco, cosicché innumerevoli piccole fabbriche che producevano tabacchiere cambiarono la loro impostazione produttiva per dedicarsi a questa nuova moda. I portasigari venivano foderati all’interno di velluto o di pelle oppure, in alternativa, decorati, e ciò per evitare possibili reazioni chimiche che potessero contaminare l’aroma e la fragranza del sigaro. Spesso all’interno vi erano dei fermagli a T per impedire che al momento dell’apertura le sigarette o sigari fuoriuscissero. L’apertura era solitamente automatica, comandata da un bottone a pressione posto alla base della scatola che rilasciava il coperchio: esso si alzava di scatto grazie ad una molla posta nella cerniera.

Portafiammiferi: fino a quel fatidico giorno del 1826 in cui il chimico inglese John Walker inventò il “fiammifero a sfregamento” era piuttosto complicato ottenere rapidamente la fiamma, ma da quel momento la storia dell’illuminazione cambiò: bastava un facile movimento della mano e il fuoco si accendeva. L’anno dopo i fiammiferi furono messi in vendita al pubblico e con essi nacque la necessità della scatoletta per contenerli: sebbene esistano esemplari di legno, pelle, avorio, madreperla, più raramente di vetro e smalto, l’argento restò tuttavia il materiale favorito, con versioni raffinatissime in argento niellato. Le scatolette, per lo più rettangolari, ebbero anche forme di cuori, conchiglie, animali o teste zoomorfe, busti di personaggi famosi, stivali, babbucce e così via. Il comune denominatore di tutti questo oggetti rimase la zigrinatura su cui sfregare la capocchia del fiammifero.

Lug 26

Tartaruga in oggetti particolari

La tartaruga deve la sua reputazione tanto alle sue qualità estetiche quanto alle sue molteplici possibilità di trasformazione che hanno permesso di utilizzarla molto bene sia nelle arti decorative che negli oggetti usuali della vita quotidiana. Ai nostri giorni si associa facilmente la “scaglia” a una semplice tinta di materiale sintetico; infatti la tartaruga è la materia più frequentemente imitata molto prima che la caccia a queste fosse vietata. Si tenta di riprodurre questo magnifico materiale intorno agli anni 1870/1880; questa è apprezzata nel corso della storia, è in Asia e in Polinesia che è stata particolarmente ambita nel XVIII secolo, per la realizzazione di oggetti preziosi, come scatole, bastoni…

La scaglia della tartaruga è un prodotto regolamentato per le regioni dal momento che alcune specie di tartarughe sono oggi a rischio di estinzione. Prima di essere utilizzate, le scaglie devono essere preparate e così vengono ammorbidite nell’acqua bollente salata, al fine di evitare lo sbiancamento, poi vengono buttate le scaglie più grosse; le scaglie “scelte” vengono messe sotto una pressa e poi lavorate; la trasparenza e la brillantezza sono fornite da una pulizia finale. Possiamo riportare come esempio, questa scatola da tè Regency in tartaruga e madreperla, dalla originale forma di urna, realizzata in tartaruga col  fronte ed è impreziosito da un intarsio in madreperla con volute e motivi floreali.

Lug 19

Scultura di Mercurio a riposo

Mercurio (Mercurius, nome latino del dio greco Ermes, Ερμῆς) è il protettore dell’eloquenza, del commercio e dei ladri, nella mitologia greca e romana; essendo il messaggero degli dei viene spesso raffigurato con le ali ai piedi. Fra le varie ed estese attribuzioni di questo dio v’era quella di essere nume tutelare del commercio, ispiratore dell’abilità di procurarsi l’agiatezza con l’attività commerciale, sia pure a mezzo di leciti inganni. Il benefico dio faceva inoltre prosperare il gregge, rendeva fecondi i campi e feraci i pascoli; quindi nella religione romana fu facile l’identificazione del dio latino del commercio con la divinità greca, attribuendoglisi tutte le qualità di questa.

Qui è rappresentata una scultura in fusione in bronzo a patina scura riproducente Hermes a riposo del Museo Archeologico di Napoli di epoca romana databile a prima del 79 d.C. ed è ritenuta la copia romana di un originale greco del IV a.C. attribuita a Lisippo su base stilistica. La scultura romana fu rinvenuta a seguito degli scavi dell’area vesuviana nel 1758 presso la Villa Papiri di Ercolano ed è ritenuta a tutt’oggi la più importante opera d’arte rinvenuta negli scavi archeologici di Pompe ed Ercolano nel XVIII secolo, mete preferite dei viaggi del Grand Tour.

La figura è rappresentata seduta a riposo, infatti, su un masso, con la schiena poco ricurva e i sandali alati; ha lo stile di Lisippo con la testa piccolina, il corpo snello e asciutto, ma comunque con lineamenti sinuosi, e così la statua sembra più alta; vi è inoltre una grande attenzione al dettaglio, come lo si può notare dalla capigliatura e dai lacci dei sandali. La particolarità di questa statua è appunta la posizione della divinità, l’attenzione al dettaglio e lo stile innovativo.

Lug 13

Il fascino del micro mosaico

Si designa con il termine ‘micro mosaico‘ un mosaico nel quale i minuscoli elementi di vetro, frammenti di smalto colorato o delle pietre dure costituiscono il suo decoro e sono finemente assemblate in modo da rendere le attaccature quasi impercettibili. Esistono due tipi di micro mosaici: classici montati assemblando piccole piastre tagliate da bacchette di vetro dette smalti filati, e pietre dure che sono degli intarsi di pietre dure che sono fiorentine; un assemblaggio composto da forme regolari è tipico di Roma, mentre a Venezia utilizzano una varietà di forme per la creazione di micro mosaici. La tecnica romana vuole che i pezzi dopo l’assemblaggio e le colle siano serrate e pulite contrariamente ai pezzi veneziani.

Le tessere delle miniature si ottengono dopo un processo complesso,
grazie al quale rende il micro mosaico in sé assai affascinante; questi possono essere più o meno complessi in base alla quantità di tesserino usate in uno spazio molto ristretto: potrebbe essere considerato un lavoro di oreficeria dato che possono essere poste, sempre con l’apposita pinzetta, anche oltre 800 tesserino per centimetro quadrato. tra i più grandi maestri ricordiamo Giacomo Raffaelli alla fine del XVIII secolo; il micro mosaico non viene usato solo nella bigiotteria (spille, orecchini, ciondoli, bottoni…), ma anche per la decorazione di coperchi, superfici di bomboniere, armadi, tabacchiere, vasi, scatole di orologi… I temi prediletti sono gli animali, i mazzi di fiori, paesaggi, scene popolari, paesaggi della Toscana e dell’Italia in generale, grandi monumenti di Roma, antiche rovine, ritratti, opere di grandi pittori italiani e stranieri… Utilizzando questa tecnica di straordinaria virtuosità ha l’origine della fondazione nel 1727 dello Studio Vaticano del Mosaico, che è ancora attivo oggi.

Il mosaico conosce il suo periodo d’oro tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800; al tempo del Grand Tour, l’aristocrazia europea ha visitato le città italiane e ha contribuito alla nascita dei laboratori in cui sono stati realizzati questi souvenir di micro mosaici. Così l’aristocrazia civile e religiosa, monarchi e visitatori sono sempre più abbigliati da questi gioielli che spesso riproducono immagini di monumenti o paesaggi reali, che aiutano trasmetterli in Europa, non esistendo ancora la fotografia.

Lug 10

La patina dei bronzi

La scultura ottenuta dopo la fusione è di solito giallo color ottone; la patina può essere naturale quando ha subito l’azione del tempo, o eseguita a freddo, con acidi o ossidi. Essa serve ad abbellire il bronzo. Secondo l’effetto che si vuole ottenere, si possono applicare diversi prodotti per ossidare il metallo: un gran numero di prodotti, acidi o ossidi sono utilizzati da soli o in combinazione; questi prodotti sono diluiti in acqua e sono tamponati sopra la parte calda. I vari acidi possono dare vari colori dal nero al bronzo al verde, marrone, rosso, blu e bianco.

Le pratiche sono molto diverse, e ogni artista e restauratore ha spesso sviluppato una particolare competenza in base alla propria esperienza. Solitamente tuttavia la procedura standard è:

  • Sgrassaggio della parte da alcool e la disossidazione (con acido diluito) per facilitare l’aderenza della patina;
  • Riscaldamento della scultura con un fuoco basso;
  • Applicazione del prodotto (o miscela) come desiderato in diversi strati con un pennello;
  • Aspettare diverse ore (giorni in alcuni casi);
  • Osservazione della colorazione della patina che si vuole ottenere;
  • Quando viene raggiunta, si procede con l’arresto del procedimento.
Lug 07

Lampadario con statuine in porcellana

Il titolare del negozio di antiquariato Ghilli Antichità tempo fa è rimasto proprio affascinato e ammaliato da questo lampadario, semplice nella sua struttura, ma ricco di elementi che gli danno quel tocco di originalità e curiosità. A prima vista è un lampadario in bronzo dorato con cristalli e delle statuine in porcellana, con la struttura a mongolfiera, ma soffermandosi di più si possono notare decorazioni elaborate quali motivi vegetali, connette in vetro soffiato che cadono elegantemente dai quattro punti luce esterni che fungono da originale supporto a quattro statuine di donne danzanti in biscuit dorato. Il lampadario è costituito principalmente da due parti: una superiore rivestita da festoni, fila di perle di cristallo che via via si ingrandiscono, raccordate da una corona; e una inferiore realizzata da una coppa formata da uno splendido intreccio, una fitta rete di cristalli decorata con rosette satinate. Inoltre, particolare è che dall’elemento terminale a forma di frutto si partono quattro ramoscelli sagomati, quattro fusioni in bronzo dorato e cesellato a motivi vegetali che avvolgono la coppa di cristalli. Le statue in porcellana e biscuit dorato sembrano dare vita al lampadario, e girare intorno questo con passi di danza e movenze sinuose, grazie anche alle loro vesti che donano dinamicità.

Lug 04

La ceramica nel ‘700

Fra le arti decorative del ‘700 la ceramica è forse quella che conobbe un’espansione maggiore rispetto al secolo precedente, subendo determinanti influssi dalle altre arti e riflettendo nella sua evoluzione stilistica il passaggio dal Barocco al Rococò. Le forme, dapprima semplici e pesanti, con decoro simmetrico diverranno più leggere e complicate. Il ‘700 essenzialmente è un secolo di grandi innovazioni tecniche: se all’inizio domina nella produzione europea la maiolica decorata a gran fuoco, le passioni per la Cina e l’interesse per l’arte dell’estremo oriente condurranno a scoprire la formula per la fabbricazione della porcellana e ad adottare una vasta gamma di colori adatti alla sua decorazione. La porcellana può essere considerata l’emblema del Rococò: l’amore per tutto ciò che è fragile, esotico e prezioso, che fu tipico del tempo, si esprime in questa materia elegante ed effimera che verrà utilizzata non solo per la fabbricazione del vasellame, ma anche per la scultura minore, ormai diventata un genere a sé, e come elemento integrativo nella decorazione di interni. Ciò rientra perfettamente nei canoni dell’estetica settecentesca, secondo cui la decorazione diventa l’espressione artistica primaria.

Determinante per lo sviluppo decorativo e stilistico del vasellame è l’interesse per la natura: vi si coglie una ricerca del dettaglio, una comprensione e un’accuratezza nella riproduzione delle diverse forme naturali, sia che si tratti di ricopiarli interamente o di studiarne alcuni elementi a scopo decorativo, che ha le sue basi nella mentalità scientifica del tempo. Vengono quindi rappresentati fiori e conchiglie, ma anche animali, frutta e verdura, spesso copiati con rigore scientifico. Alla base della riproduzione ceramica settecentesca vi è comunque un’esplicita ricerca del lusso, visibile soprattutto nella forma del vasellame, nobilitato da motivi ornamentali spesso superflui.