Ott 27

Un parafuoco o écran à coulisse

Il parafuoco è un pannello mobile, di solito di forma rettangolare, che si mette davanti al camino per ripararsi dal calore eccessivo o dalle scintille. Fu reso necessario dalle alte fiamme che ardevano nei monumentali camini medioevali e rinascimentali e che ‘arrostivano’ chi si avvicinava senza un riparo. Generalmente questo mobile era realizzato in legno o in vimine; ciò li rendeva più maneggevoli, nonostante le loro spesso notevoli dimensioni. Le decorazioni del parafuoco variano secondo le mode dell’epoca; si rivestivano con tessuti ricamati e stoffe preziose oppure venivano dipinti o dorati. Con l’avvento del XIX secolo, la bocca del camino si è gia notevolmente modificata, riducendo in modo significativo le proprie dimensioni; i parafuochi perciò non sono più indispensabili, ma vengono comunque adoperati ancora per qualche tempo che oggetti di lusso.

Questo preso in considerazione è un raro mobile antico da camino a cavalletto (chiamato in Francia ‘écran à coulisse‘) consiste in un telaio verticale in cui è inserito un pannello mobile. Il pannello centrale in seta dorata e plissettata è incorniciato da un profilo dorato e cesellato a palmette, fiancheggiato da colonne parzialmente scanalate, la cui altezza è definita da capitelli e da elementi in bronzo, belle fusioni dorate a fuoco e finemente cesellate a motivi floreali e con i motivi simbolici allusivi al potere imperiale, come la foglia di quercia e le palmette; questi infatti sono gli elementi particolari del parafuoco, che lo rende più raffinato e distintivo. La realizzazione di questo manufatto è qualitativamente così accurata da distinguersi come l’opera di un maitre-ébénisteQuesto elegante parafuoco non va considerato solo come esclusivo accessorio per mascherare il camino antico, ma è un complemento d’arredo raro, in pregiata radica di thuja, costruito come elemento decorativo di un arredo di gusto Impero, dalla linea solida e severa.

Ott 24

I falsi nell’arte

‘Nell’arte è difficile distinguere l’autenticità dall’imbroglio. L’imbroglio si riconosce, al massimo, dal fatto che esagera l’autenticità. L’autenticità, al massimo, dal fatto che il pubblico non ci casca’. Karla Kraus

Il falsario è colui che copia un qualcosa, dalle opere d’arte spacciandole per autentiche alle monete e banconote, senza permesso o comunque copia materiale che per legge non si può copiare. Nella storia vi sono molti falsari, ma i più noti sono: 1) Wolfgang Fischer che è stato uno dei più grandi falsari al mondo, finché non ha usato un tubetto di bianco titanio per realizzare un Max Ernst; la composizione chimica del colore non corrispondeva però a quella esistente al tempo dell’artista e per questo lui, e la moglie complice, nel 2010 finiscono in prigione; 2) Robert Dreissen, ancora in libertà, in più di trent’anni di attività ha copiato un po’ di tutto, specialmente le sculture di Alberto Giacometti; venne trovato dalla polizia il magazzino, dove erano custodite le imitazioni dei bronzi e figure in gesso di Giacometti; dal 2005 egli gestisce  una caffetteria in Thailandia, assicurandosi una latitanza che gli impedisce di essere estradato; 3) Icilio Federico Joni, che dichiara in una sorta di diario, che è stato trovato dopo la sua morte, le tecniche di contraffazione e molte delle sue numerose opere sparse nelle collezioni di tutto il mondo; 4) Mark Landis, particolare perché non vendeva le imitazioni che faceva ma le regalava ai musei per il semplice fatto che gli piaceva il trattamento che gli veniva dato, venne smascherato nel 2008, ma ancora non si può dire che sia un fuorilegge, non avendo mai tratto profitto dalla cessione dei suoi lavori.

Di falsari ve ne ne sono molti, ed è probabile che nei musei ci siano delle opere d’arte non autentiche. Per questo motivo è bene rivolgersi ad un professionista o intenditore del settore per evitare di essere ‘ingannati’. Infatti dal 1971 è stata introdotta una disciplina volta a tutelare l’interesse degli artisti alla salvaguardia e della genuinità della propria produzione e l’interesse generale alla regolarità e correttezza degli scambi commerciali nel mercato delle opere d’arte. Pertanto chiunque eserciti l’attività di vendita al pubblico o di esposizione ai fini di commercio ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione attestante l’autenticità o probabile attribuzione e provenienza delle cose vendute. La contraffazione, alterazione o riproduzione di opere d’arte antiche, al fine di trarne profitto, costituisce un reato punito con la reclusione fino a quattro anni e una multa.

Ott 17

Apollo e Diana: il mito non tramonta

Nono stante i secoli che passano le figure mitologiche non vengono mai messe da parte e si possono ritrovare in qualsiasi ambiente: oggettistica, iconografia, etc… Ci siamo imbattuti in una coppia di busti di porcellana bisquit (è un tipo di porcellana che si presenta alla vista opaca, dura, bianca, molto simile al marmo; viene principalmente usata per oggetti decorativi, busti, statuette e soprammobili) raffigurante Apollo e Diana, ispirati così ai miti greci. Apollo è infatti una divinità della religione greca e in seguito di quella romana; era soprattutto Dio della poesia e della musica, in generale di tutte le arti, e in quanto Dio della poesia era capo delle Muse. Inventò la medicina e fu padre del primo medico, suo figlio Asclepio; nonostante ciò viene descritto come un abile arciere in grado di infliggere terribili pestilenze ai popoli che lo contrastavano, come si può notare anche dai primi versi dell’Iliade: libro I, vss 9-11 ‘Il figlio di Zeus e Latona; egli, irato col re, mala peste fè nascer nel campo, la gente moriva,..’. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo è anche venerato come Dio oracolare capace di svelare ai popoli il futuro degli esseri umani, tramite una sacerdotessa (Pizia). La figura di Apollo nelle arte è un tema comune, e nella scultura solitamente riflette e si avvicina a rappresentare il più alto livello di potenza estetica, dovendo riprodurre il concetto esemplare della Bellezza del ‘Dio giovane’.

Qui Apollo è rappresentato a mezzo busto su una base di marmo, con il viso volto a sinistra; si può notare una mantella che gli cade sulle spalle e una cinghia che gli aderisce sul petto, forse per reggere l’arco; i capelli mossi semi raccolti da un nastro, e la bocca socchiusa come se stesse per parlare. La sorella, invece, è la dea delle selve, della caccia e della luna, infatti è quasi sempre rappresentata con una mezza luna in fronte, con in mano una freccia e un arco, circondata da animali (di solito cani poiché presiedeva alla caccia). Diana, qui, ha l’aspetto fiero, con il viso volto a destra, i capelli raccolti dietro il capo con un nastro , la tunica che ricade morbida sul mezzo busto. I due fratelli si assomigliano nell’aspetto deciso, ma allo stesso tempo giovanile, che riprende i canoni di bellezza greca.

Ott 13

L’illuminazione della sala da pranzo

La sala da pranzo è una delle stanze della casa in cui l’illuminazione gioca un ruolo fondamentale; questo è il punto di ritrovo della famiglia, degli amici e degli ospiti, è il luogo della convivialità dove si mangia e beve in compagnia. Una buona illuminazione è di fondamentale importanza  sia per il cibo che viene servito in tavola, sia perché contribuisce a mettere gli ospiti a proprio agio.

Importante è decidere come illuminare il tavolo da pranzo, con una luce forte, ma non troppo diretta e invasiva, per evitare di mettere gli ospiti a disagio. Sono idonei sia i faretti, per indirizzare la luce dove si vuole, sia lampade da terra, sia lampadari. I lampadari devono essere in linea con lo stile della sala da pranzo; se sono anche scenici si sottolinea ed evidenzia la funzione del pranzo. Seguendo uno stile classico, un esempio può essere questo lampadario in cristallo, fine ed elaborato: ha un elegante struttura a cestello realizzata in piattina di ottone argentato a sezione quadrate e completamente rivestita da una doppia fila di perline in cristallo. Il lampadario antico è di dimensioni contenute ma raffinato; la particolarità che lo caratterizza sono appunto tutte le perline di cristallo che lo ricoprono e donano così un tocco di brillantezza e luminosità alla sala da pranzo.

Ott 10

Arte contemporanea a Milano

L’arte contemporanea spesso non è ben compresa, anzi qualcuno non la considera nemmeno arte, probabilmente perché più complessa, raccoglie e maschera dietro e dentro di sé più sfumature difficili da cogliere. La storica dell’arte milanese Vera Canevazzi, laureata in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano e borsista alla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze, prende in considerazione dieci opere d’arte esposte e realizzate per Milano da ricordare dal 2000 ad oggi:

  • nella mostra ‘The Abramovic Method‘, tenuta nel Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 2012, il pubblico era il vero e proprio oggetto dell’esposizione; infatti veniva isolato da stimoli esterni con cuffie, camici ed occhi chiusi, così da poter interagire e concentrarsi su sé stesso, stando seduto, sdraiato o in piedi. L’artista serba sostiene che il pubblico sia essenziale per l’esistenza della sua ricerca  e dei suoi lavori, così come ritenne Duchamp ‘è il pubblico a completare l’opera d’arte‘.
  • la gigantesca scultura (60x8m) ‘Dirty Corner‘, progettata per la Fabbrica del Vapore esposta nel 2011, realizzato dallo scultore Anish Kapoor, sostanzialmente prevedeva che i visitatori, entrando nel lungo tubo d’acciaio, percorressero il tragitto nel buio più totale sentendo solo il rumore prodotto dalla terra che in parte ricopriva esternamente il lavoro. L’opera ha ‘senso’ e ‘significato’ solo con la presenza del pubblico, che prova delle reazioni sensoriali forti, quali lo straniamento,paura, perdita dell’equilibrio…scultura collocata in Piazza Affari nel 2010, in occasione della mostra
  • di Cattelan tenutasi a Palazzo Reale; doveva essere esposta per soli 10 giorni, è invece è attualmente davanti al Palazzo della Borsa su un altissimo piedistallo e si tratta di una mano maschile di quattro metri con vene e tendini ben in vista, con il solo dito medio teso, che richiama un ‘gestaccio’;
  • altra scultura importante e assai nota è ‘Ago, filo, nodo‘ di Odenburg del 2000 collocata in Piazza Cadorna. Egli ha così concepito oggetti di uso comune, ma in scala enorme, come la scultura di un ago e il filo, divisa in due parti, con il nodo del filo che sbuca da una fontana al centro della piazza. L’installazione sottolinea il legame tra Milano e l’industria della moda e per questo è considerata uno dei simboli della città.

Di opere d’arte contemporanea a Milano dal 2000 ad oggi ve ne sono altre, quali: ‘Montagna di sale‘ di Mimmo Paladino del 2011, ‘La nona ora‘ di Maurizio Cattelan del 1999, ‘Performance di uomini, tavolo, cibo‘ di Paola Pivi del 2006, ‘Sette palazzi celesti‘ di Anselm Kiefer del 2004 e ‘Senza titolo‘ di Cattelan del 2004. Da queste opere di può evincere che ‘protagonista’ è il pubblico, ovvero senza la presenza di quest’ultimo o senza una sua reazione, le opere non sarebbero tali perché senza fine.

Set 29

Piatto tondo con bambini e grottesche

Questo interessante piatto in lamina d’argento finemente sbalzata, presenta decorazioni floreali, elementi fitomorfi e grottesche. Al centro vi sono un bambino, con i capelli ricci, e una bambina, con i capelli raccolti in un alto chignon e frangia corta che ricade sulla fronte, che sono intenti a reggere e giocare con un mazzo di fiori legato ad un lungo nastro. La tesa del piatto è decorata con molti elementi vegetali, fitomorfi e anche grottesche (è una decorazione soprattutto parietale e scultorea, particolarmente in voga alla fine del XV e nel XVI secolo su imitazione  di motivi decorativi ripresi dall’antichità classica; è caratterizzata da forme vegetali di fantasia intrecciate figure umane, animali, maschere bizzarramente deformate, inserite in paesaggi e prospettive architettoniche fantastiche). La presenza e l’attenzione ai dettagli, come i cespuglietti d’erba dove appoggiano i due bambini, la barba lunga e curata delle grottesche e i baffi che sembrano trasformarsi in vegetazione, rendono il piatto ancora più incantevole. Sul bordo sono presenti dei marchi che fanno pensare ad un manufatto di provenienza austriaca della seconda metà del 1800. Quest’oggetto potrebbe essere un’idea di regalo o per decorare un angolo di casa.

Set 26

Il restauro di uno scrittoio antico

Il tavolo preso in considerazione è un Bureau-plat Napoleone III, dal piano rettangolare estremamente elegante, con profili sagomati, cassetti e gambe en cabriolet-,  calzate da elementi terminali in bronzo dorato e finemente cesellato, così come la bocchetta e le maniglie. Questo scrittoio è impreziosito da un importante intarsio a motivi geometrici composto da palissandro viola, palissandro rosa, acero, ed ebano Macassar. Il mobile si presentava a variamente ammalorato, con la superficie impiallacciata smossa che rivelava vistosi distacchi e varie mancanze. Una importante fenditura sul rasamento dei cassetti comprometteva l’armonia dell’insieme. Abbiamo perfezionato la chiusura dei cassetti per dare continuità all’intarsio. Tutte le lastre smosse o distaccate sono state sollevate e riposizionate con colla forte d’ossa, sostituendo ciò che non era congruo con  essenze pertinenti. Particolare attenzione è stata data alla cornice in massello di legno di rosa che era posizionata in maniera non lineare in alcune parti. Anche la bordatura di costa delle gambe è stata reincollata ed uniformata con uguali essenze; intarsi e filettature sono state sostituiti nelle mancanze più importanti. La vecchia vernice, opacizzata dal tempo, è stata asportata e, dopo l’opportuna stuccatura con stucco e terre colorate, si è passati all’ultima, nonché la più complessa, delle operazioni di restauro del mobile, la lucidatura a gommalacca e pomice, tecnica eseguita a tampone, rispettando le tre fasi di: ingrassatura, assecondata e, per ultima, la finizione. La lucidatura si realizza stendendo la gommalacca sul legno con l’uso del tampone: l’alcool contenuto nella soluzione evaporando lascia solo un sottilissimo strato di gommalacca che al contatto con l’aria indurisce mettendo in risalto le venature ed il colore del  noce e della radica di noce, dando a questa l’aspetto lucido che vogliamo ottenere. L’operazione è lunga e delicata,  per ottenere una lucidatura brillante abbiamo lasciato trascorrere diverso tempo tra una mano e l’altra in modo di permettere alla gommalacca di indurire meglio. A completamento delle operazioni di restauro, si è proceduto al riposizionamento dei bronzi dorati,  effettuando una pulitura e lucidatura delle maniglie,  della bocchetta e degli elementi sulle gambe a sciabola.