La tarsia

fotoLa tarsia è una tecnica che ha origine in Europa sull’esempio dei lavori arabi o indiani. Si tratta di una tecnica decorazione simile al mosaico: le tessere di diverse dimensioni vengono ritagliate seguendo un disegno be preciso, poi assemblate secondo colori differenti e fissate ad un supporto; questa decorazione si poteva fare con materiali come il legno, l’avorio, l’osso o la madreperla. Vi sono molti tipi di tarsia, come ad esempio certosina, geometrica, pittorica o prospettica, boulle e ad incrostazione.

Diffusa già nel Trecento, tra il 1450 e il 1550 raggiunge il massimo della fioritura; fino al XV secolo la tarsia rimase una forma artistica praticata essenzialmente in Italia. Questa viene impiegata nella decorazione di cofanetti, cassoni, porte, mobili e anche per il rivestimento di studioli privati. Frequenti erano gli oggetti come le coppe sfaccettate, clessidre, candelabri, solidi geometrici, gabbie di uccelli, ecc. Il risultato finale era appunto di una rappresentazione di una realtà, un oggetto o semplicemente delle forme geometriche, di ambienti o luoghi con architetture all’interno, dando così spazio anche alla prospettiva. La tarsia è una tecnica da non sottovalutare, per l’accostamento corretto delle varie tessere e anche per i colori abbinati insieme.

La fine dell’importanza della tarsia fu legata proprio al desiderio di allinearsi ai caratteri formali della pittura: con l’utilizzo sempre più massiccio di tinture per comporre le sempre più complesse scene narrative e l’abbandono del repertorio tradizionale, l’intarsio entrò in una sfera di dipendenza dalla pittura, venendo relegato a puro sfoggio di virtuosismo artigianale. Nel XX secolo, a riportare in auge la tarsia è stato un noto artista intarsiatore, insigne maestro di tarsie di fama non solo nazionale, Andrea Gusmai.