Dare spazio al domani distruggendo il passato

‘Quando W. Goethe venne per la prima volta in Italia ebbe a scrivere a un amico, in una lettera, che non vedeva l’ora di essere a Roma per poter leggere Tacito. Uno sprovveduto potrebbe chiedersi perché Goethe non potesse leggere Tacito in Germania: ma è proprio conoscere direttamente i luoghi nei quali i grandi eventi sono avvenuti che non solo dà più piacere alla conoscenza storica, ma anche permette di approfondirla. Un conto è leggere nell’opera di Livio la battaglia di Canne, un conto è cercare di ‘vederla’ sul luogo ove i fatti si sono svolti’.

E’ normale e naturale proteggere, conservare e valorizzare i proprio beni, come una nazione fa con la propria cultura e storia, mantenendo ciò che la ricorda. Ogni singolo monumento, oggetto, epigrafe, statua, ornamento o collezione ‘racconta’ qualcosa della propria storia, contesto, così da diventare come un cimelio nazionale. Nei secoli si è cercato di mantenere integro tutto ciò che aveva un valore artistico o culturale in modo tale da lasciarlo ai prosperi. Infatti i primi a muoversi con la legislazione nel XV secolo sono i Papa che si indignavano per l’opera di distruzione di monumenti antichi. Sempre maggiore poi diveniva, tra fine ‘700 e ‘800, il fascino italiano sugli stranieri, studiosi di antiquaria, uomini colti, artisti, poeti, così da venire fino in Italia come pellegrini. Già nel 1796 Quatremere De Quincy sosteneva che i danni ai beni culturali costituissero una perdita al patrimonio culturale dell’intera umanità; due secoli dopo, ne 1954, l’UNESCO promosse la convenzione dell’Aja per la protezione dei beni culturali in conflitti armati, cosa che però non era controllata da nessun organo o autorità. Ma cosa dire riguardo agli sventramenti, per creare la nuova viabilità, con la demolizione di interi quartieri o di vastissime zone archeologiche per rinnovare l’edilizia e dare spazio all’abitato moderno? La ‘distruzione’ delle città italiane per la costruzione di edifici nuovi fu un fatto che suscitò un’enorme impressione in tutta l’Europa colta di fine ‘800. Con l’andare avanti del tempo, magari inconsapevolmente, stiamo dando spazio al domani, distruggendo il nostro passato, il nostro ieri.