Gen 11

Nave in bottiglia

bottiglia-vetroL’oggetto preso in considerazione è molto particolare: una nave in bottiglia. Nello specifico è un veliero a quattro alberi con una costa montuosa edificata sullo sfondo con lo scafo in legno e privo di vele. Porta tre bandiere: una italiana, una inglese ed una con la scritta “Francesco”, probabilmente l’autore del manufatto. Risale alla seconda metà del 1800; la bottiglia in vetro è dotata di un bel supporto in legno con laccate le iniziali F.G. La bottiglia reca la scritta “W.N. Helmers W.we & Sohn-Hamburg”.

Un oggetto curioso soprattutto per la difficoltà e la tecnica che viene utilizzata per costruirlo; la tecnica costruttiva si diversifica principalmente in due varianti; la “vecchia” tecnica prevede che il modellino si componga di un pezzo che si “dilata” una volta inserito nel contenitore tirando fili, o usando altri artifizi. La “nuova” tecnica, invece, prevede l’utilizzo e l’assemblaggio all’interno della bottiglia di più pezzi; è evidente quindi che le difficoltà aumentano con l’aumentare del numero dei pezzi, ma anche la conformazione del contenitore è determinante a questo proposito. Il risultato finale è dunque legato alla capacità tecnica e manuale del costruttore, ma soprattutto alla sua esperienza e sensibilità.

Dic 26

UNESCO: lotta al traffico di beni culturali

8a9f5280-ac7f-11e4-88df-4d6b5785fffaL’UNESCO è l’organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura, istituita nel 1946 e con sede a Parigi, che si propone di favorire gli scambi culturali internazionali, l’educazione popolare, la diffusione della cultura, lo sviluppo e la diffusione del sapere, al fine di contribuire al mantenimento della pace e al rispetto in tutto il mondo della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. L’UNESCO sostiene la formazione per la lotta al traffico illecito di beni culturali in Bosnia e Erzegovina. L’obbiettivo del seminario tenuto è di sensibilizzare e di sviluppare le capacità dei rilevanti servizi bosniaci sia a livello statale che ad altri livelli amministrativi, relativamente all’applicazione di norme e buone pratiche internazionali. Particolare attenzione sarà posta sulla “Convenzione UNIDROIT sui beni culturali rubati o illecitamente esportati” (1995).

Dal 2006, l’Ufficio Regionale UNESCO per la Scienza e la Cultura in Europa, con sede a Venezia, è attivo nel sostenere la cooperazione regionale sulla lotta al traffico illecito di beni culturali nell’Europa sud-orientale, dando priorità al rafforzamento delle capacità istituzionali e operative del Paesi Membri con particolare attenzione al coordinamento fra le varie autorità componenti, quali le forze di polizia, i ministeri della cultura, le agenzie doganali e la magistratura.

Ott 10

Maurizio De Paoli, relatore della serata del Grand Tour

In vista dell’evento del 13 ottobre 2016 “Grand Tour” che si terrà a Palazzo Bovara (Corso Venezia 51, Mi) in compagnia di molti antiquari milanesi, abbiamo contattato il relatore Maurizio De Paoli che ci introdurrà in questo viaggio. L’architetto De Paoli è laureato in architettura a pieni voti presso il Politecnico di Milano; ha iniziato l’attività professionale dedicandosi alla progettazione nell’ambito residenziale, commerciale e industriale; si dedica anche alla ricerca ed all’insegnamento nel campo della storia dell’arredamento e delle arti applicate e decorative.

Già nel medioevo l’Italia è l’ombelico del Mediterraneo; la centralità dell’Italia è confermata anche dal mito di Roma, Città Eterna e Caput Mundi. Sostituendosi a Gerusalemme quale centro della Cristianità, è la meta privilegiata dei pellegrini, ma anche di umanisti e cultori dell’antico, precursori del viaggio laico di formazione che diverrà, a partire dal XIV secolo e fino al XIX secolo, il “Grand Tour”.

Come e quando è nato il suo interesse per l’antiquariato? Sin da bambino probabilmente per caso; ho sempre trovato interessante e affascinante leggere la storia che ogni oggetto in qualche modo incarna.

Di cosa parlerà il 13 ottobre? Parlerò in generale del Grand Tour perché il tempo che mi è stato dato è ridotto, quindi cercherò di dare più informazioni e dettagli possibili. Il Grand Tour è un fenomeno per il quale non esisteva nazione straniera in cui i giovani delle più influenti famiglie non venissero inviati in Italia per perfezionare il loro processo educativo. Una vera e propria “immersione nell’antichità” alla ricerca dei fasti del passato e delle più profonde radici della cultura europea; dunque il Grand Tour è un fenomeno che ha mosso sicuramente tutta l’Europa, se non anche altri continenti.

C’è qualche legame tra il turismo attuale e i viaggiatori del ‘700? Sicuramente si, molti luoghi comuni che si sono radicati nei secoli passati trovano ancora attualità. Che senso ha ricordare il Grand Tour?  Ricordare il Grand Tour dovrebbe risvegliare la coscienza italiana e la consapevolezza di un grande passato, ovvero di quando l’Italia era il centro del Mondo e veniva considerata anche un punto di riferimento per tutti. Spesso l’italiano non si rende di in quale meraviglia vive.

Qual’è il suo ricordo di viaggio più bello? Devo dire che ogni viaggio è un’esperienza, quindi ogni viaggio lascia dei ricordi, delle sensazioni; non credo ci sia un viaggio più bello di un altro ma semplicemente ricordi diversi e magari più belli di altri, ma questo è soggettivo.

Che cosa si aspetta dal pubblica della serata del 13 ottobre? La domanda qui andrebbe invertita, cioè cosa il pubblico si aspetta dalla serata del 13 ottobre; io spero che ce lo dica il pubblico appena dopo la serata, spero che rimanga incuriosito e soddisfatto nonostante il breve tempo che mi è stato dato a disposizione.

Giu 23

Antonio Vallardi editore

Porta Trionfale dell'ArenaInaugurata nel 1807 ad opera dell’architetto neoclassico Luigi Canonica, l’Arena della città di Milano fu teatro di una serie innumerevole di spettacoli teatrali, naumachie, corse di cavalli, giochi pirotecnici e sportivi. Questa splendida litografia magistralmente acquerellata ritrae l’uscita del pubblico dalla Porta Trionfale al termine di uno spettacolo; quello che vogliamo evidenziare è che questa stampa venne edita e distribuita da uno dei maggiori editori milanesi. Sul retro infatti vi è l’iscrizione A. Vallardi, via S. Margherita 9 in Milano.

Vallardi fu uno dei maggiori editori e stampatori italiani nel corso di quasi due secoli. Nel 1819 alla morte di Pietro Vallardi, la moglie Giuseppina Radaelli ne continuò l’attività specialmente per la vendita di stampe sacre. La aiutò il figlio Antonio Vallardi (nato nel 1813) che le succedette nel 1843 conservando il negozio in contrada Santa Margherita 1118 a Milano. La sede fu poi spostata in via Santa Margherita 9 avendo la ditta ampliato il commercio e la produzione di libri e stampe. Antonio Vallardi morì nel 1876 lasciando la ditta ai figli Pietro e Giuseppe che nel 1884 si trasferirono in via Moscova 4d in un nuovo stabilimento che si specializzò nella produzione di libri e stampe per la scuola e l’educazione dei giovani. Nel 1900 le oleografie venivano eseguite in via Moscova con la riproduzione dei disegni sulla pietra litografica e poi sullo zinco. Le oleografie riproducenti quadri storici sono databili tra il 1890 ed il 1900 ma rimasero in catalogo per diversi decenni. L’altra specialità dell’Antonio Vallardi furono le carte murali scolastiche e le stampe didattiche. Nel 1908 fu edificata la nuova sede di via Stelvio 22 che fu distrutta nel 1943 durante un bombardamento e ricostruita nel 1948. Le oleografie di grande formato edite da Antonio Vallardi sono fra le più originali prodotte in Italia e sicuramente ebbero una forte influenza sul gusto della oleografia perché erano diffusissime nelle scuole e nei luoghi pubblici. I soggetti storici disponibili erano più di venti, dai lontani episodi della storia d’Italia come ‘La battaglia di Legnano’ o ‘La morte di Ferruccio’ a quelli del Risorgimento e delle imprese di Garibaldi; si aggiunsero poi le battaglie delle campagne d’Africa. Molto popolari furono pure le oleografie tratte dai Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il nome dell’oleografo Malinverni figura sulla maggior parte dei fogli editi da Vallardi.

Mag 26

Antiquari a Milano: Michele Subert

FullSizeRenderContinuiamo con il ciclo di interviste mensili di antiquari milanesi andando a trovare, nella Galleria d’arte della famosa via della Spiga 42, un noto antiquario, nonché vicepresidente dell’Associazione d’Antiquari milanesi, Michele Subert. La prima Galleria d’antiquariato della famiglia Subert venne aperta nel 1860, agli albori dell’unità d’Italia, da Emanuele Subert e così questa attività viene tramandata da figlio in figlio fino ad oggi con Michele Subert; continuando la tradizione di famiglia, dal 2013 ha aperto una nuova sede al 42 di via della Spiga.

Quando ha cominciato ad interessarsi a questa attività? Ho iniziato dopo  la maturità, frequentando l’università di lettere antiche lavorando con mio padre.

Perché? La mia famiglia ha sempre fatto questo mestiere e mi è venuto naturale proseguire, continuando l’attività di famiglia.

Cos’è cambiato oggi rispetto ad allora? Il mondo è rivoluzionato completamente e il nostro soprattutto, percui è cambiato tutto. Questo mestiere penso sia fatto di due binari: uno è l’arredamento antico e l’altro il collezionismo; l’arredamento antico è molto legato ai cambiamenti del gusto, ogni 20/30 anni più o meno cambia parecchio, è una progressione ma anche un cambiamento; il nostro mestiere, per quanto riguarda l’arredamento antico, è molto legato a questo, ai gusti, perché inevitabilmente le cose che vediamo in cui siamo immersi ci condizionano a fare determinate scelte. Questo è il momento in cui è molto più facile che qualcuno arredi la casa con cose moderne o di design d’epoca, piuttosto che con cose antiche; il collezionismo, invece, continua imperterrito, ma con personaggi più preparati rispetto ad una volta.

Qual’è il suo lavoro oggi? Oggi il mio lavoro è molto concentrato sul collezionismo perché, al contrario dell’arredamento dove c’è moltissima offerta e poca domanda, il collezionismo vede il rovescio: vi è più domanda di quanto noi possiamo offrire e quindi facciamo fatica a reperire le cose che ci servono.

Invece che prospettive vede nel futuro? Secondo me è legato alla preparazione e al dinamismo dei mercanti; mentre una volta si comprava facilmente e poi si stava in bottega ad aspettare che entrasse qualcuno, oggi non è possibile. E poi un altro elemento che ha cambiato tutto è la rete: ha rivoluzionato non tanto sull’alto collezionismo, ma sicuramente sull’arredamento.

In base alle sue esperienze quali consigli darebbe ad un novizio? I consigli sono difficilissimi da dare; penso che come una volta si andava in bottega, ora è necessario avere un mentore, qualcuno che avvii al percorso e poi seguire le proprie predilezioni ma adeguandosi al mercato. Oggi d’altronde bisogna essere specialisti in qualcosa, altrimenti non si sopravvive in questo ambito.

Immagino che lei in questi anni di lavoro avrà visto molte opere d’arte, ce n’è una che non può dimenticare? Negli ultimi 2/3 anni abbiamo un pezzo di oreficeria rinascimentale del 1554 ed è un tabernacolo d’argento, bronzo dorato e rame dorato. Memorabile perché è un oggetto di cui è stata ricostruita tutta la storia e sappiamo chi l’ha fatto, perché firmato: l’artista era poliedrico, Bonconte de’ Bonconti. Questo è un pezzo molto particolare anche se ha creato dei problemi per la sua bellezza e unicità.

Mentre un cliente memorabile? Beh tutti ne hanno ma nessuno ne parla; ce ne sono stati vari, poi lavorando con mio padre, negli ultimi 38 anni ne sono girati parecchi.

Cosa l’appassiona del suo lavoro? Molte cose; intanto un aspetto che non è tanto comunicato è la caccia, la speranza di trovare un oggetto strepitoso da valorizzare, studiare ancora, da ricostruirgli la storia. Questa è, a parer mio, la cosa più attraente di questo mestiere.

Apr 05

Ecce Homo. L’emblema della Passione

homo ecce“Ecce Homo” è l’espressione che Ponzio Pilato, allora governatore romano della Giudea, ha rivolto ai giudei mostrando loro Gesù flagellato.  Letteralmente significa “Ecco l’uomo”, come a dimostrazione nei confronti degli altri che Gesù è come tutti gli uomini, soffre, prova dolore e non può evitare questa situazione. Questa frase indica per estensione anche la passione di Gesù come emblema di una persona malconcia, emaciata, sfigurata dal dolore, ma contrariamente questa scultura non trasuda drammaticità e sofferenza: gli occhi di vetro sono rivolti verso il basso, lo sguardo è attonito e incredulo, la postura del Cristo è in torsione, con i polsi sovrapposti come se fossero legati; il contrasto dato dalla carnagione della pelle molto chiara e dal colore del tessuto rosso acceso del mantello è molto forte.

L’opera presa in considerazione è una scultura antica religiosa dell’inizio settecento in legno scolpito e laccato in policromia; scultura lignea italiana proveniente da una dimora privata milanese. La particolarità di questa figura antica è appunto nella rappresentazione di stupore, più che di sofferenza; è stata raffigurata da molti pittori e scultori, anche famosi, come Caravaggio o Tiziano, ma sempre con sembianze di dolore, afflizione, con la corona di spine e le carni trafitte dal flagellum grondanti di sangue.

Mar 21

Città della cultura: Italia 2019

italia2019Riprende il cammino il programma Italia 2019, promosso dal CIDAC, l’associazione delle città d’arte e di cultura, e dal Governo e Parlamento. Il 17 Marzo si sono riuniti a Roma alcuni dei personaggi di spicco del progetto Italia 2019; l’obbiettivo principale è quello di valorizzare la ricchezza, la diversità e le caratteristiche comune delle culture europee, contribuendo così a promuovere il dialogo interculturale e la comprensione reciproca tra cittadini dell’Unione Europea, oltre a modernizzare le città candidate e far si che ci sia un aumento quantitativo e qualitativo del turismo culturale. La competizione delle città ha dato inizio a degli splendidi progetti per la propria valorizzazione. Italia 2019 è una magnifica opportunità, che necessità di una regia unitaria. La cultura è la cosa più importante che abbiamo e tutte queste città si stanno impegnando promuovendo mostre, attività e non solo, per coinvolgere turisti e, ovviamente, gli stessi cittadini italiani. L’Arch. Francesco Giacobone conclude la riunione dicendo “il paese ha bisogno di cambiare pagina e migliorarsi”.