Ott 17

Apollo e Diana: il mito non tramonta

Nono stante i secoli che passano le figure mitologiche non vengono mai messe da parte e si possono ritrovare in qualsiasi ambiente: oggettistica, iconografia, etc… Ci siamo imbattuti in una coppia di busti di porcellana bisquit (è un tipo di porcellana che si presenta alla vista opaca, dura, bianca, molto simile al marmo; viene principalmente usata per oggetti decorativi, busti, statuette e soprammobili) raffigurante Apollo e Diana, ispirati così ai miti greci. Apollo è infatti una divinità della religione greca e in seguito di quella romana; era soprattutto Dio della poesia e della musica, in generale di tutte le arti, e in quanto Dio della poesia era capo delle Muse. Inventò la medicina e fu padre del primo medico, suo figlio Asclepio; nonostante ciò viene descritto come un abile arciere in grado di infliggere terribili pestilenze ai popoli che lo contrastavano, come si può notare anche dai primi versi dell’Iliade: libro I, vss 9-11 ‘Il figlio di Zeus e Latona; egli, irato col re, mala peste fè nascer nel campo, la gente moriva,..’. In quanto protettore della città e del tempio di Delfi, Apollo è anche venerato come Dio oracolare capace di svelare ai popoli il futuro degli esseri umani, tramite una sacerdotessa (Pizia). La figura di Apollo nelle arte è un tema comune, e nella scultura solitamente riflette e si avvicina a rappresentare il più alto livello di potenza estetica, dovendo riprodurre il concetto esemplare della Bellezza del ‘Dio giovane’.

Qui Apollo è rappresentato a mezzo busto su una base di marmo, con il viso volto a sinistra; si può notare una mantella che gli cade sulle spalle e una cinghia che gli aderisce sul petto, forse per reggere l’arco; i capelli mossi semi raccolti da un nastro, e la bocca socchiusa come se stesse per parlare. La sorella, invece, è la dea delle selve, della caccia e della luna, infatti è quasi sempre rappresentata con una mezza luna in fronte, con in mano una freccia e un arco, circondata da animali (di solito cani poiché presiedeva alla caccia). Diana, qui, ha l’aspetto fiero, con il viso volto a destra, i capelli raccolti dietro il capo con un nastro , la tunica che ricade morbida sul mezzo busto. I due fratelli si assomigliano nell’aspetto deciso, ma allo stesso tempo giovanile, che riprende i canoni di bellezza greca.

Ott 13

L’illuminazione della sala da pranzo

La sala da pranzo è una delle stanze della casa in cui l’illuminazione gioca un ruolo fondamentale; questo è il punto di ritrovo della famiglia, degli amici e degli ospiti, è il luogo della convivialità dove si mangia e beve in compagnia. Una buona illuminazione è di fondamentale importanza  sia per il cibo che viene servito in tavola, sia perché contribuisce a mettere gli ospiti a proprio agio.

Importante è decidere come illuminare il tavolo da pranzo, con una luce forte, ma non troppo diretta e invasiva, per evitare di mettere gli ospiti a disagio. Sono idonei sia i faretti, per indirizzare la luce dove si vuole, sia lampade da terra, sia lampadari. I lampadari devono essere in linea con lo stile della sala da pranzo; se sono anche scenici si sottolinea ed evidenzia la funzione del pranzo. Seguendo uno stile classico, un esempio può essere questo lampadario in cristallo, fine ed elaborato: ha un elegante struttura a cestello realizzata in piattina di ottone argentato a sezione quadrate e completamente rivestita da una doppia fila di perline in cristallo. Il lampadario antico è di dimensioni contenute ma raffinato; la particolarità che lo caratterizza sono appunto tutte le perline di cristallo che lo ricoprono e donano così un tocco di brillantezza e luminosità alla sala da pranzo.

Ott 10

Arte contemporanea a Milano

L’arte contemporanea spesso non è ben compresa, anzi qualcuno non la considera nemmeno arte, probabilmente perché più complessa, raccoglie e maschera dietro e dentro di sé più sfumature difficili da cogliere. La storica dell’arte milanese Vera Canevazzi, laureata in Storia e Critica dell’Arte presso l’Università degli Studi di Milano e borsista alla Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze, prende in considerazione dieci opere d’arte esposte e realizzate per Milano da ricordare dal 2000 ad oggi:

  • nella mostra ‘The Abramovic Method‘, tenuta nel Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 2012, il pubblico era il vero e proprio oggetto dell’esposizione; infatti veniva isolato da stimoli esterni con cuffie, camici ed occhi chiusi, così da poter interagire e concentrarsi su sé stesso, stando seduto, sdraiato o in piedi. L’artista serba sostiene che il pubblico sia essenziale per l’esistenza della sua ricerca  e dei suoi lavori, così come ritenne Duchamp ‘è il pubblico a completare l’opera d’arte‘.
  • la gigantesca scultura (60x8m) ‘Dirty Corner‘, progettata per la Fabbrica del Vapore esposta nel 2011, realizzato dallo scultore Anish Kapoor, sostanzialmente prevedeva che i visitatori, entrando nel lungo tubo d’acciaio, percorressero il tragitto nel buio più totale sentendo solo il rumore prodotto dalla terra che in parte ricopriva esternamente il lavoro. L’opera ha ‘senso’ e ‘significato’ solo con la presenza del pubblico, che prova delle reazioni sensoriali forti, quali lo straniamento,paura, perdita dell’equilibrio…scultura collocata in Piazza Affari nel 2010, in occasione della mostra
  • di Cattelan tenutasi a Palazzo Reale; doveva essere esposta per soli 10 giorni, è invece è attualmente davanti al Palazzo della Borsa su un altissimo piedistallo e si tratta di una mano maschile di quattro metri con vene e tendini ben in vista, con il solo dito medio teso, che richiama un ‘gestaccio’;
  • altra scultura importante e assai nota è ‘Ago, filo, nodo‘ di Odenburg del 2000 collocata in Piazza Cadorna. Egli ha così concepito oggetti di uso comune, ma in scala enorme, come la scultura di un ago e il filo, divisa in due parti, con il nodo del filo che sbuca da una fontana al centro della piazza. L’installazione sottolinea il legame tra Milano e l’industria della moda e per questo è considerata uno dei simboli della città.

Di opere d’arte contemporanea a Milano dal 2000 ad oggi ve ne sono altre, quali: ‘Montagna di sale‘ di Mimmo Paladino del 2011, ‘La nona ora‘ di Maurizio Cattelan del 1999, ‘Performance di uomini, tavolo, cibo‘ di Paola Pivi del 2006, ‘Sette palazzi celesti‘ di Anselm Kiefer del 2004 e ‘Senza titolo‘ di Cattelan del 2004. Da queste opere di può evincere che ‘protagonista’ è il pubblico, ovvero senza la presenza di quest’ultimo o senza una sua reazione, le opere non sarebbero tali perché senza fine.

Set 29

Piatto tondo con bambini e grottesche

Questo interessante piatto in lamina d’argento finemente sbalzata, presenta decorazioni floreali, elementi fitomorfi e grottesche. Al centro vi sono un bambino, con i capelli ricci, e una bambina, con i capelli raccolti in un alto chignon e frangia corta che ricade sulla fronte, che sono intenti a reggere e giocare con un mazzo di fiori legato ad un lungo nastro. La tesa del piatto è decorata con molti elementi vegetali, fitomorfi e anche grottesche (è una decorazione soprattutto parietale e scultorea, particolarmente in voga alla fine del XV e nel XVI secolo su imitazione  di motivi decorativi ripresi dall’antichità classica; è caratterizzata da forme vegetali di fantasia intrecciate figure umane, animali, maschere bizzarramente deformate, inserite in paesaggi e prospettive architettoniche fantastiche). La presenza e l’attenzione ai dettagli, come i cespuglietti d’erba dove appoggiano i due bambini, la barba lunga e curata delle grottesche e i baffi che sembrano trasformarsi in vegetazione, rendono il piatto ancora più incantevole. Sul bordo sono presenti dei marchi che fanno pensare ad un manufatto di provenienza austriaca della seconda metà del 1800. Quest’oggetto potrebbe essere un’idea di regalo o per decorare un angolo di casa.

Set 26

Il restauro di uno scrittoio antico

Il tavolo preso in considerazione è un Bureau-plat Napoleone III, dal piano rettangolare estremamente elegante, con profili sagomati, cassetti e gambe en cabriolet-,  calzate da elementi terminali in bronzo dorato e finemente cesellato, così come la bocchetta e le maniglie. Questo scrittoio è impreziosito da un importante intarsio a motivi geometrici composto da palissandro viola, palissandro rosa, acero, ed ebano Macassar. Il mobile si presentava a variamente ammalorato, con la superficie impiallacciata smossa che rivelava vistosi distacchi e varie mancanze. Una importante fenditura sul rasamento dei cassetti comprometteva l’armonia dell’insieme. Abbiamo perfezionato la chiusura dei cassetti per dare continuità all’intarsio. Tutte le lastre smosse o distaccate sono state sollevate e riposizionate con colla forte d’ossa, sostituendo ciò che non era congruo con  essenze pertinenti. Particolare attenzione è stata data alla cornice in massello di legno di rosa che era posizionata in maniera non lineare in alcune parti. Anche la bordatura di costa delle gambe è stata reincollata ed uniformata con uguali essenze; intarsi e filettature sono state sostituiti nelle mancanze più importanti. La vecchia vernice, opacizzata dal tempo, è stata asportata e, dopo l’opportuna stuccatura con stucco e terre colorate, si è passati all’ultima, nonché la più complessa, delle operazioni di restauro del mobile, la lucidatura a gommalacca e pomice, tecnica eseguita a tampone, rispettando le tre fasi di: ingrassatura, assecondata e, per ultima, la finizione. La lucidatura si realizza stendendo la gommalacca sul legno con l’uso del tampone: l’alcool contenuto nella soluzione evaporando lascia solo un sottilissimo strato di gommalacca che al contatto con l’aria indurisce mettendo in risalto le venature ed il colore del  noce e della radica di noce, dando a questa l’aspetto lucido che vogliamo ottenere. L’operazione è lunga e delicata,  per ottenere una lucidatura brillante abbiamo lasciato trascorrere diverso tempo tra una mano e l’altra in modo di permettere alla gommalacca di indurire meglio. A completamento delle operazioni di restauro, si è proceduto al riposizionamento dei bronzi dorati,  effettuando una pulitura e lucidatura delle maniglie,  della bocchetta e degli elementi sulle gambe a sciabola.

Set 22

Il restauro di un quadro antico

Il fascino di un quadro antico è senza tempo: a prescindere dall’artista che ha firmato l’opera, il suo valore cresce anno dopo anno, caricandosi di eterna bellezza. Tuttavia, anche e soprattutto i quadri antichi, non sono immuni dal deterioramento dettato dallo scorrere degli anni. Molte sono le patologie che possono affliggere i nostri amati dipinti antichi: strappi, buchi sulla tela, grosse macchie di colore giallo, muffe, scrostamenti del film pittorico oppure se il dipinto è su legno grosse fessurazioni, tavole incurvate o spaccate, etc…

Vi sono più tipologie di restauro in base alla ‘patologia’ è necessità che presenta un dipinto antico; delle fasi tipiche e che si fanno spesso sono la velinatura, la fermatura e il consolidamento. Dunque le condizioni dello strato pittorico vengono controllate prima della velinatura protettiva per verificare l’opportunità di eseguire il “miglioramento della superficie”, ovvero attenuare il rilievo delle eventuali scodellature. Questo intervento può essere eseguito, dopo aver opportunamente trattato gli strati pittorici, con ferri da stiro o con l’ausilio della pompa a vuoto.  Se il colore appare non più coeso alla tela bisognerà provvedere o a una fermatura  o ad un consolidamneto vero e proprio ( nel caso che il problema interessi tutta la totalità dell’opera e che la preparazione-colore si distacchi dalla tela ) eseguiti con collanti animali o chimici, a seconda di come il dipinto reagisca a dei semplici test’di prova, effettuati in zone marginali. La fermatura avviene dal fronte del colore, localmente, mentre il consolidamento è effettuato dal retro, in maniera che il consolidante penetrando uniformemente dalla fibra della tela potrà ridare coesione ai colori in maniera uniforme.

Se avete la fortuna di possedere un quadro d’altri tempi, non dovete rinunciare ad appenderlo per lo stato in cui versa: nel nostro laboratorio di Milano, mani artigiane esperte nel restauro di quadri antichi potranno porre rimedio a qualunque tipo di deterioramento del vostro dipinto, riportandolo al suo originario splendore. Saremo lieti di fornirvi consigli per il restauro di quadri ad olio, antichi e di ogni tipo. Ogni dipinto, antico o moderno che sia, firmato o non, se rovinato e da voi apprezzato merita di essere salvato o “guarito”. Il nostro laboratorio ha un’esperienza di oltre 25 anni nel restauro di quadri antichi e moderni.

Set 19

Consigli su come appendere un quadro antico

La disposizione di un dipinto antico, o più, alla parete può essere un gran dilemma, soprattutto perché dev’essere in armonia con l’ambiente che lo circonda. La composizione dei quadri antichi è fondamentale per formare una forma geometrica immaginaria che riesca a cogliere l’attenzione dell’occhio umano. Il quadro antico è l’elemento che completa e impreziosisce, rende l’atmosfera più ricca. Indipendentemente dalla forma, dimensione o orientamento verticale o orizzontale, è bene fissare il quadro all’altezza dello sguardo, in modo tale che non risulti né troppo alto né troppo basso. E’ di solito preferibile, anche in ambienti piuttosto grandi come musei o palazzi, evitare di posizionare i dipinti antichi troppo in alto, perché poco visibili all’osservatore; la ‘regola’ generale prevede che quadri grandi, astratti o dalle tonalità più scure vengano posizionati più in alto, al contrario ritratti, nature morte, paesaggi o quadri più piccoli in basso, per farne cogliere i minimi dettagli.

Per quanto riguarda l’illuminazione è sempre consigliato evitare la luce diretta del sole sul quadro antico, in quanto i raggi UV potrebbero danneggiarlo e alterarne i colori; dunque è preferibile optare per una illuminazione artificiale dall’alto, con un faretto dotato di vetro protettivo o dal basso con luci inseriti nei mobili o nel pavimento, per creare effetti luminosi particolari o suggestivi. Sempre sconsigliata è invece l’illuminazione laterale che spesso genera riflessi che non permettono di mettere a fuoco il soggetto. E’ da evitare anche di posizionare i dipinti antichi sopra camini e fonti di calore che possono danneggiarli o all’interno di bagni e cucine, perché la condensa e l’umidità li rovinano.