Ago 16

L’or moulu

Apparentemente inventato dai cinesi nel II/III secolo a.C., appare nel mondo occidentale durante il periodo romano (intorno al II secolo d.C.); la tecnica di doratura con amalgama di mercurio è stata utilizzata fino al XIX secolo, prima della scoperta e dello sfruttamento dell’elettrolisi nella metà del XIX secolo. Nonostante tutte le fatiche dei decoratori e degli orefici che fanno per trovare il bel colore di mercurio giallo, la doratura al mercurio è molto particolare e inimitabile. Questo procedimento di doratura consiste nell’applicare su supporto in rame e in bronzo perfettamente pulito con una miscela di acido (nitrico, solforico, cloridrico) un amalgama liquida. In base ai gusti e alle epoche si mescolava l’oro con del rame e dell’argento per ottenere una colorazione più rossa o più gialla.

La doratura al mercurio è un procedimento che è stato applicato nella maggior parte delle sculture in bronzo dorato del Rinascimento. Oggi è quasi stato abbandonato per il fatto che durante questo procedimento vengono liberati dei vapori di mercurio molto tossici; il mercurio in gas è un elemento particolarmente pericoloso e dannoso all’artigiano e all’ambiente. La doratura al mercurio è stata vietata nella metà del XIX secolo, sotto Napoleone III.

Ago 09

Specchi e cornici in argento

Solitamente le specchiere fecero parte di importanti servizi da toeletta sin dalla fine del Seicento e soprattutto di quei servizi da viaggio contenuti in pregiate cassette di legno intarsiato; dalle specchiere derivarono successivamente le cornici per fotografie, dopo la metà dell’Ottocento. La sostanziale differenza fra e prime e le seconde risiede nel fatto che queste ultime dispongono, nello schienale, di uno sportello d’accesso per l’alloggiamento della fotografia, mentre le specchiere possiedono uno schienale intero, fisso. Lo stato di conservazione delle specchiere e cornici è anche dovuto al fatto che spesso sono rimaste protette nelle cassette di custodia dei servizi. Le cornici si possono essere eseguite e realizzate in moltissime forme e dimensioni: si possono infatti reperire cornicione aventi un’altezza du due o tre centimetri e cornici monumentali superiori ai cinquanta metri. Molto pregevoli sono le cornici ricavate da fusione, in contrapposizione a quelle più comuni.

La coppia di cornici che sono qui riportate sono in argento e decorate interamente con incisioni floreali, con margherite. Mentre la specchiera, sempre riportata qui, veneziana in vetro molato di forma rettangolare, è realizzata da uno specchio anticato centrale,  riquadrato da altri vetri completamente molati con motivi floreali e vegetali eseguiti a mano con grande precisione ed incorniciati infine da bacchette tortili di vetro soffiato turchese e roselline negli angoli.

Ago 02

Scatole: tabacchiere, portasigari e portafiammiferi

L’uso di questi recipienti destinati a contenere e a conservare merci od oggetti diversi, realizzati in materiale vario, di forma e di dimensioni diverse, generalmente non grandi e forniti di coperchio, risale all’antico Egitto; da allora, nel corso dei secoli, le scatole sono state usate per i più disparati fini.

Tabacchiere: l’abitudine di fiutare tabacco si diffuse nel tardo Seicento e da allora fino alla metà dell’Ottocento, vale a dire fino all’avvento delle sigarette, la consuetudine fu assai popolare in tutta Europa e in America e diffusa in ogni classe sociale fra uomini e donne indifferentemente. Ecco spiegata l’enorme varietà di forme e di materiali usati per queste piccole scatole; l’unico requisito costante era che avessero un coperchio a perfetta  tenuta per conservare la polvere impalpabile dal caldo e dall’umidità. Il coperchio era spesso incernierato alla scatola per consentire di tenerla in una mano lasciando l’altra libera di prendere il pizzico di polvere. L’apertura del coperchio era in genere agevolata da un poggiato, spesso riccamente lavorato. Le tabacchiere davano modo agli orafi di manifestare il proprio estro: costruite in argento, oro, ma anche in avorio, madreperla, lapislazzuli, decorate con smalti o miniature, tempestate di pietre preziose, sono oggetti di grande attrazione. I coperchi, cesellati, sbalzati, incisi, con scene in rilievo, sono a volte piccoli capolavori. E’ fondamentale sottolineare l’importanza delle cerniere nell’ambito delle tabacchiere, che sono particolarmente controllate dagli esperti e dai collezionisti per quanto riguarda sia la fattura sia lo stato di conservazione: la fattura infatti denuncia la qualità dell’esecuzione dell’intera opera.

Portasigari: un’enorme quantità di portasigari e portasigarette venne prodotta dalla fine dell’Ottocento, quando si diffuse l’uso di fumare il tabacco, cosicché innumerevoli piccole fabbriche che producevano tabacchiere cambiarono la loro impostazione produttiva per dedicarsi a questa nuova moda. I portasigari venivano foderati all’interno di velluto o di pelle oppure, in alternativa, decorati, e ciò per evitare possibili reazioni chimiche che potessero contaminare l’aroma e la fragranza del sigaro. Spesso all’interno vi erano dei fermagli a T per impedire che al momento dell’apertura le sigarette o sigari fuoriuscissero. L’apertura era solitamente automatica, comandata da un bottone a pressione posto alla base della scatola che rilasciava il coperchio: esso si alzava di scatto grazie ad una molla posta nella cerniera.

Portafiammiferi: fino a quel fatidico giorno del 1826 in cui il chimico inglese John Walker inventò il “fiammifero a sfregamento” era piuttosto complicato ottenere rapidamente la fiamma, ma da quel momento la storia dell’illuminazione cambiò: bastava un facile movimento della mano e il fuoco si accendeva. L’anno dopo i fiammiferi furono messi in vendita al pubblico e con essi nacque la necessità della scatoletta per contenerli: sebbene esistano esemplari di legno, pelle, avorio, madreperla, più raramente di vetro e smalto, l’argento restò tuttavia il materiale favorito, con versioni raffinatissime in argento niellato. Le scatolette, per lo più rettangolari, ebbero anche forme di cuori, conchiglie, animali o teste zoomorfe, busti di personaggi famosi, stivali, babbucce e così via. Il comune denominatore di tutti questo oggetti rimase la zigrinatura su cui sfregare la capocchia del fiammifero.

Lug 26

Tartaruga in oggetti particolari

La tartaruga deve la sua reputazione tanto alle sue qualità estetiche quanto alle sue molteplici possibilità di trasformazione che hanno permesso di utilizzarla molto bene sia nelle arti decorative che negli oggetti usuali della vita quotidiana. Ai nostri giorni si associa facilmente la “scaglia” a una semplice tinta di materiale sintetico; infatti la tartaruga è la materia più frequentemente imitata molto prima che la caccia a queste fosse vietata. Si tenta di riprodurre questo magnifico materiale intorno agli anni 1870/1880; questa è apprezzata nel corso della storia, è in Asia e in Polinesia che è stata particolarmente ambita nel XVIII secolo, per la realizzazione di oggetti preziosi, come scatole, bastoni…

La scaglia della tartaruga è un prodotto regolamentato per le regioni dal momento che alcune specie di tartarughe sono oggi a rischio di estinzione. Prima di essere utilizzate, le scaglie devono essere preparate e così vengono ammorbidite nell’acqua bollente salata, al fine di evitare lo sbiancamento, poi vengono buttate le scaglie più grosse; le scaglie “scelte” vengono messe sotto una pressa e poi lavorate; la trasparenza e la brillantezza sono fornite da una pulizia finale. Possiamo riportare come esempio, questa scatola da tè Regency in tartaruga e madreperla, dalla originale forma di urna, realizzata in tartaruga col  fronte ed è impreziosito da un intarsio in madreperla con volute e motivi floreali.

Lug 19

Scultura di Mercurio a riposo

Mercurio (Mercurius, nome latino del dio greco Ermes, Ερμῆς) è il protettore dell’eloquenza, del commercio e dei ladri, nella mitologia greca e romana; essendo il messaggero degli dei viene spesso raffigurato con le ali ai piedi. Fra le varie ed estese attribuzioni di questo dio v’era quella di essere nume tutelare del commercio, ispiratore dell’abilità di procurarsi l’agiatezza con l’attività commerciale, sia pure a mezzo di leciti inganni. Il benefico dio faceva inoltre prosperare il gregge, rendeva fecondi i campi e feraci i pascoli; quindi nella religione romana fu facile l’identificazione del dio latino del commercio con la divinità greca, attribuendoglisi tutte le qualità di questa.

Qui è rappresentata una scultura in fusione in bronzo a patina scura riproducente Hermes a riposo del Museo Archeologico di Napoli di epoca romana databile a prima del 79 d.C. ed è ritenuta la copia romana di un originale greco del IV a.C. attribuita a Lisippo su base stilistica. La scultura romana fu rinvenuta a seguito degli scavi dell’area vesuviana nel 1758 presso la Villa Papiri di Ercolano ed è ritenuta a tutt’oggi la più importante opera d’arte rinvenuta negli scavi archeologici di Pompe ed Ercolano nel XVIII secolo, mete preferite dei viaggi del Grand Tour.

La figura è rappresentata seduta a riposo, infatti, su un masso, con la schiena poco ricurva e i sandali alati; ha lo stile di Lisippo con la testa piccolina, il corpo snello e asciutto, ma comunque con lineamenti sinuosi, e così la statua sembra più alta; vi è inoltre una grande attenzione al dettaglio, come lo si può notare dalla capigliatura e dai lacci dei sandali. La particolarità di questa statua è appunta la posizione della divinità, l’attenzione al dettaglio e lo stile innovativo.

Lug 13

Il fascino del micro mosaico

Si designa con il termine ‘micro mosaico‘ un mosaico nel quale i minuscoli elementi di vetro, frammenti di smalto colorato o delle pietre dure costituiscono il suo decoro e sono finemente assemblate in modo da rendere le attaccature quasi impercettibili. Esistono due tipi di micro mosaici: classici montati assemblando piccole piastre tagliate da bacchette di vetro dette smalti filati, e pietre dure che sono degli intarsi di pietre dure che sono fiorentine; un assemblaggio composto da forme regolari è tipico di Roma, mentre a Venezia utilizzano una varietà di forme per la creazione di micro mosaici. La tecnica romana vuole che i pezzi dopo l’assemblaggio e le colle siano serrate e pulite contrariamente ai pezzi veneziani.

Le tessere delle miniature si ottengono dopo un processo complesso,
grazie al quale rende il micro mosaico in sé assai affascinante; questi possono essere più o meno complessi in base alla quantità di tesserino usate in uno spazio molto ristretto: potrebbe essere considerato un lavoro di oreficeria dato che possono essere poste, sempre con l’apposita pinzetta, anche oltre 800 tesserino per centimetro quadrato. tra i più grandi maestri ricordiamo Giacomo Raffaelli alla fine del XVIII secolo; il micro mosaico non viene usato solo nella bigiotteria (spille, orecchini, ciondoli, bottoni…), ma anche per la decorazione di coperchi, superfici di bomboniere, armadi, tabacchiere, vasi, scatole di orologi… I temi prediletti sono gli animali, i mazzi di fiori, paesaggi, scene popolari, paesaggi della Toscana e dell’Italia in generale, grandi monumenti di Roma, antiche rovine, ritratti, opere di grandi pittori italiani e stranieri… Utilizzando questa tecnica di straordinaria virtuosità ha l’origine della fondazione nel 1727 dello Studio Vaticano del Mosaico, che è ancora attivo oggi.

Il mosaico conosce il suo periodo d’oro tra la fine del ‘700 e l’inizio del ‘800; al tempo del Grand Tour, l’aristocrazia europea ha visitato le città italiane e ha contribuito alla nascita dei laboratori in cui sono stati realizzati questi souvenir di micro mosaici. Così l’aristocrazia civile e religiosa, monarchi e visitatori sono sempre più abbigliati da questi gioielli che spesso riproducono immagini di monumenti o paesaggi reali, che aiutano trasmetterli in Europa, non esistendo ancora la fotografia.

Lug 10

La patina dei bronzi

La scultura ottenuta dopo la fusione è di solito giallo color ottone; la patina può essere naturale quando ha subito l’azione del tempo, o eseguita a freddo, con acidi o ossidi. Essa serve ad abbellire il bronzo. Secondo l’effetto che si vuole ottenere, si possono applicare diversi prodotti per ossidare il metallo: un gran numero di prodotti, acidi o ossidi sono utilizzati da soli o in combinazione; questi prodotti sono diluiti in acqua e sono tamponati sopra la parte calda. I vari acidi possono dare vari colori dal nero al bronzo al verde, marrone, rosso, blu e bianco.

Le pratiche sono molto diverse, e ogni artista e restauratore ha spesso sviluppato una particolare competenza in base alla propria esperienza. Solitamente tuttavia la procedura standard è:

  • Sgrassaggio della parte da alcool e la disossidazione (con acido diluito) per facilitare l’aderenza della patina;
  • Riscaldamento della scultura con un fuoco basso;
  • Applicazione del prodotto (o miscela) come desiderato in diversi strati con un pennello;
  • Aspettare diverse ore (giorni in alcuni casi);
  • Osservazione della colorazione della patina che si vuole ottenere;
  • Quando viene raggiunta, si procede con l’arresto del procedimento.