Nov 12

Il lampadario antico, elemento d’arredo

Tra tutti i tipi di lampade, il lampadario è la più elegante e decorativa: in cristallo, in vetro o in ferro battuto è un elemento d’arredo di grande fascino e capace di dare subito stile alla stanza. I lampadari antichi sono ideali per gli ambienti grandi come il soggiorno e la sala da pranzo, sono perfetti per dare un tocco di eleganza alla camera da letto, come anche per dare tono ad un ampio corridoio. I lampadari antichi sono oggetti che non passano mai di moda, ma si possono inserire nelle case dall’arredamento contemporaneo con facilità, e abbinare ai vari stili per creare un ambiente magico. Un tempo erano prerogativa della nobiltà, ma oggi sono alla portata di tutti e hanno la particolarità di creare sulle pareti e sul soffitto ombre e giochi di luce sempre diversi, grazie agli elementi che lo compongono: pendenti in vetro e cristallo, rami e catenelle in ferro, lampadine che proiettano la luce in modo sempre differente e danno vita ad un’atmosfera incantevole e suggestiva.

Un tempo i lampadari servivano a sostenere le candele, ma al giorno d’oggi anche i pezzi più antichi sono stati adattati per supportare le comuni lampadine. Per mantenere lo stile di un lampadario classico, si possono scegliere quelle a goccia, o a fiamma. Esistono inoltre lampadine a forma di candela, con la fiamma che si illumina a incandescenza, per chi desidera esaltare l’antichità del lampadario; altrimenti si possono scegliere delle lampadine moderne da abbinare al lampadario antico, a forma tonda o ellittica, in vetro trasparente per avere il massimo della luminosità oppure opaco per un effetto più delicato.

Ott 30

Una Croce particolare…

In questa Croce astile Cristo ha il capo reclinato leggermente a destra ed i piedi sovrapposti; il Pellicano Mistico rappresentato nell’atto di squarciarsi il petto per nutrire con il proprio sangue i piccoli che stanno nel nido come chiara allusione al sacrificio salvifico compiuto da Cristo sulla croce in redenzione dell’umanità; Maria Maddalena nella formellina inferiore del recto è raffigurata con una lunghissima capigliatura che le scende oltre le spalle e con le mani giunte.

Sul verso all’incrocio dei tre bracci è riprodotta la figura di San Sebastiano in posizione eretta appoggiata su di una mensola aggettante. Appare attendibile che il Santo sia stato il titolare del sacro edificio per il quale fu commissionata la suppellettile liturgica. Degno di nota sono i due motivi ornamentali ai lati della figura rappresentanti due papaveri delineati a cesello su lamina di rame dorata a fuoco. Anche i chiodi che fissano la lamina alla croce diventano elementi decorativi con la testa sbalzata a forma di stella. Le croci venivano costruite con il cedro del Libano che a sua volta veniva generato dall’intreccio di tre rami: un cedro (il Padre), un cipresso (il Figlio) ed una palma (lo Spirito Santo). La quaterna di figure simboliche si richiama ad un passo dell’Apocalisse(4.7):…attorno al trono di Dio stanno infatti quattro creature alate: il primo animale somiglia al leone (riferito a Marco). Il secondo animale assomiglia al vitello (riferito a Luca). Il terzo aveva la faccia come d‘uomo (riferito a Matteo) ed il quarto era simile ad aquila volante (riferito a Giovanni). 

Particolare è il nodo globulare che raccorda la croce all’asta contiene sei medaglioni con altrettante  effigi di Santi.

Ott 22

L’arte di un tavolo rotondo lastronato

La bellezza ed eleganza di questo tavolo rotondo restaurato è la tecnica con cui è stato realizzato e le tonalità di colori diversi di legno utilizzate che catturano proprio l’attenzione. E’ un raffinato tavolo da salotto riccamente lastronato in noce e legni vari con intarsi a tappo a motivi geometrici: è decorato con marqueterie non solo sul piano, ma anche sul bordo e sulla fascia sottopiano. La delicatezza dell’intarsio a incastro gioca sulle differenze tonali della varietà delle essenze con cui è composto; in questo tavolo troviamo legni policromi quali noce, acero, bosso, mogano, ciliegio e palissandro magistralmente disposti a motivi geometrici per comporre suggestivi cromatismi e impreziosire il piano.

L’intarsio si basa sul contrasto armonico di vari toni di tasselli di legno di diverse qualità, ma anche lamine metalliche, argento, scagli di madreperla, avorio, tartaruga, etc… Questa tecnica in genere è eseguita dall’intarsiatore, ma anche da un ebanista esperto nel disegno, i quali eseguono tagli con l’ausilio di seghetti finissimi, seguendo tutte le sinuosità, le svolte e le morbidezze del disegno ed ottenendone vari pezzi, detti “cavature”, talora anche minutissimi, che costituiscono le “tessere” per la ricostruzione del disegno originale.

Questo capolavoro di ebanisteria risale alla metà dell’ottocento, è di area emiliana, probabilmente Rolo. Proveniente da una famiglia milanese, è stato restaurato e lucidato dal nostro laboratorio. Il gioco dell’intarsio ed il cromatismo delle essenze  è stato esaltato dalla lucidatura,  tecnica eseguita con gommalacca a tampone e pomice, realizzata stendendo la gommalacca sul legno con l’uso del tampone.

Ott 17

Venere e Amorini di Paolo Sala

Questo  dipinto ad acquerello su carta rappresenta Venere e Amorini del 1920 circa,  firmato in basso a sinistra dall’artista milanese Paolo Sala. L’opera è deliziosa,  poetica ed estremamente delicata,  ritrae  Venere seduta  e circondata da angioletti che giocosamente le legano i polsi dietro la schiena e la festeggiano; la scena è ambientata all’aperto ed è inserita in un paesaggio primaverile;  le figure sono vicino ad una pianta di ciliegio in fiore, con un paesaggio pianeggiante solcato da un fiume sullo sfondo. I tre amorini gongolanti e Venere sono resi con grande maestria,  con perfette morbide anatomie, amplificate nelle pose fluide e nelle ingenue, giocose espressioni.

Paolo Sala nasce a Milano il 24 gennaio 1859 da una nobile famiglia brianzola. Fu allievo di Camillo Boito e dopo aver studiato architettura all’Accademia di Brera (lo fece soprattutto per volere del padre che aveva un’impresa di costruzioni), si dedicò  alla pittura cominciando con soggetti di storia prima e al successivamente al paesaggio. Infatti, viene considerato soprattutto come pittore di paesaggi. Alla sua prima apparizione ottenne il premio Mylius con il dipinto Il tramonto del 4 giugno 1859, un dipinto che raffigura il dopo della battaglia di Magenta. Espose un po’ in tutta Italia, a Milano, Venezia, Napoli, Roma e partecipò a molte manifestazioni in molte citta europee come Parigi, Berlino e Londra. Intraprese molti viaggi in Russia, in Olanda e in Sudamerica, dove riuscì a guadagnarsi la fama e importanti  contratti con dei mercanti d’arte. In Russia entrò nelle grazie dello Zar e ricevette molte committenze e incarichi. Dipinse insieme al fratello Elia, scultore di murales, per il Palazzo d’inverno dello Zar e partecipò alla decorazione del conservatorio imperiale di San Pietroburgo. In Russia ottenne la cattedra di pittura all’Accademia di Mosca e fece molte esposizioni e buona parte delle opere furono acquistate dallo Zar e dalla nobiltà e i guadagni servirono ad aiutare i pittori russi più indigenti. Nel 1911, a Milano, fu fondatore e presidente del Gruppo degli Acquarellisti lombardi, la sua tecnica preferita e realizzò dipinti di scene veneziane e di ogni genere, paesaggi e ritratti e oltre all’utilizzo dell’acquerello, utilizzò pastello e olio. Sono molti i dipinti di squarci di città di vari paesi europei trattati da Paolo Sala. La pittura ha avuto il soppravvento nella sua vita ma  anche se non aveva completato gli studi, non disdegnava l’idea di fare l’ architetto anche in Argentina a Buenos Ayres. Paolo Sala fu invidiassimo per il successo mercantile e fu molto attivo anche nel sociale. Spesso la sua pittura canonica veniva considerata  sommaria e  irrequieta ma la passione per il pennello era tale da regalargli successo di pubblico e di mercato.

Ott 02

Natura morta di fiori

La Natura Morta è la rappresentazione pittorica di oggetti inanimati, in genere fiori, frutta, ortaggi, strumenti musicali, ed altre curiosità botaniche e zoologiche. In Italia, la nascita della natura morta come genere a se stante si ebbe intorno al 1600, favorita in parte dalla rivoluzione culturale laica, ed in parte dalle nuove condizioni di gusto dettate dal naturalismo: nuovo orientamento artistico che ebbe la massima espressione nella pittura di Caravaggio e dalla sua folta schiera di seguaci. Il `600 è il secolo nel quale si afferma la natura morta come genere a se stante: la messa in posa degli oggetti, il più delle volte umili e quotidiani, è caratterizzata da notevoli valenze simboliche. Il frutto, il fiore, l’arredo ben definito, assumono un significato esclusivamente moraleggiante: il ciclo delle stagioni, la fragilità, la caducità, l’annientamento sono le tematiche che il pittore affronta tramite una descrizione “minuziosa e appassionata” elevando tecnicamente e qualitativamente ogni singolo componente dell’opera. I fiori, proprio perchè di breve durata, meglio esprimono la fugacità e la transitorietà della vita umana. Già dalla metà del 1600 la Natura Morta iniziò a risentire dello spirito barocco e si allontanò gradualmente dai contenuti simbolici e dalle connotazioni emblematiche. Col passare degli anni prevalsero toni decorativi e sfarzosi: gli artisti sperimentarono nuove concezioni compositive e spaziali in sintonia con lo spirito barocco. Accanto alla ricerca artistica globale, dominarono anche gli altri generi come il ritratto, il paesaggio e la rappresentazione di scene quotidiane.

In Galleria abbiamo un esempio di dipinto di natura morta: la tela è della seconda metà del 1600, raffigurante una natura morta di fiori, una composizione floreale di tulipani, rose gelsomino e peonie, entro un vaso in ceramica.

 

Set 28

Lo scrittoio

Oggi uno scrittoio antico si inserisce in casa come un complemento d’arredo piacevole e di grande fascino, ma è molto più di un mobile: è un oggetto storico che ha attraversato i secoli passando di generazione in generazione; i più antichi sono stati realizzati a mano e sono dei veri e propri capolavori d’arte. I primi esemplari erano dei semplici piani di supporto sostituiti da un’asse inclinato; nel corso dei secoli questi mobili si evolsero nella forma e nella funzionalità per adattarsi alle nuove necessità: si arricchirono di ante e cassetti per permettere di custodire anche i libri, i materiali di cancelleria e i documenti importanti.

In principio gli scrittoi erano diffusi soprattutto nei monasteri, dove si teneva traccia del sapere dell’umanità, come antichi e preziosi libri delle civiltà greca e romana. Qui i monaci si accingevano a trascrivere i libri più esemplari e abbellivano il testo disegnando delle miniature; per questo motivo la stanza in cui si scriveva era chiamata ‘scrittoio‘, e solo dopo il ‘500 il termine diventò il nome del mobile. Da allora questo ha avuto una lunga evoluzione, trasformandosi in una varietà di modelli adatti ad ogni esigenza. I primi scrittoi diffusi nelle abitazioni erano in luoghi dedicati alla lettura di Scritture Sacre, ma ben presto divennero anche comode superfici per scrivere le lettere e firmare i documenti. Il culto per le arti e la letteratura nel Rinascimento rese lo scrittoio un mobile indispensabile nelle famiglie più abbienti; questo veniva collocato nello studio, nel salone o accanto ad un punto luce ed era il luogo dedicato allo studio, alla lettura e allo svago. Nel ‘700 per le donne che avevano accesso alla cultura nelle famiglie aristocratiche venne ideato il secrétaire, un modello elegante e decorativo di scrittoio che assecondava il gusto femminile, con intarsi, decori floreali, inserti in bronzo, porcellana e madreperla. La crescita degli scambi commerciali rese necessaria una maggiore attività di organizzazione, e gli incarichi amministrativi si moltiplicarono. I burocratici degli uffici di stato e degli studi borghesi avevano una stanza propria in cui lavorare e disponevano di una scrivania sontuosa e pregiata, che rappresentava così uno status symbol sociale.

Set 25

Micromosaico del Duomo di Milano

Questo rappresentato è un mosaico minuto con la veduta del Duomo di Milano con il Coperto del Figini animato da personaggi ed ispirato ad un disegno di Samuel Prout del 1830 circa. Il micromosaico nacque a Roma nella seconda metà del XVIII quando i mosaicisti al termine della decorazione musiva di San Pietro inventarono un composto siliceo che poteva essere filato e trasformato in bacchette dalle quali ricavarono delle tessere musive minute.    All’epoca del Grand Tour Roma e le città d’arte italiane vennero rappresentate attraverso le loro emergenze monumentali. Milano tra queste è forse la meno diffusa nonostante rappresentasse una tappa obbligata per chi provenisse dal Passo del Sempione.

Questa è l’incisione ad acquaforte di riferimento del nostro micromosaico disegnata da Samuel Prout ed incisa da William Walis  intorno al 1830 che raffigura il Coperto del Figini che era un palazzo costruito nel 1467 da Guiniforte Solari e demolito nel 1864 in occasione della ristrutturazione della piazza. Da notare la prospettiva più aperta del mosaico minuto forse dovuta alle scansioni delle tessere.

L’etichetta sul retro è relativa al magazzino della Reverenda Fabbrica di San Pietro in Vaticano con il relativo numero di deposito 89 e la descrizione Duomo di Milano lire 1500. La Reverenda Fabbrica si occupa tuttora della manutenzione del complesso monumentale e che raccoglie le esperienze  degli artigiani dello Studio Vaticano.