Giu 22

Natura morta di Leopold Von Stoll

La natura morta viene spesso rappresentata nel corso dei secoli, ma nel ‘600 si afferma come genere a sé stante; questa è la rappresentazione pittorica di oggetti inanimati, quali i fiori, frutta, ortaggi, strumenti musicali ed altre curiosità botaniche e zoologiche. La messa in posa degli oggetti, il più delle volte umili e quotidiani, è caratterizzata da notevoli valenze simboliche. Parlare di ‘natura morta’ è un po’ un controsenso, perché la natura per sua definizione è viva, ma diventa morta quando la si toglie dal suo habitat; l’artista compie quindi una sfida: ritrae un fiore destinato a morire e così lo rende eterno. La sua bravura consiste nell’ingannare, facendo apparire come veri e vivi oggetti inanimati ed esseri morti.

Un esempio di dipinto di natura morta di fiori è il quadro qui rappresentato di Leopold Von Stoll del 1840: l’opera è composta da un mazzo di fiori policromi (peonie rosa, nasturzi gialli, dalie, liliim rossi, iris) raccolti entro una brocca di ceramica bianca posta su un tavolo. Sul piano d’appoggio sono inoltre presenti due prugne, una pesca e due uccellini. E’ da notare come la pittura sia fatta di forme nitide e colori splendenti realizzata con una straordinaria definizione di particolari. La natura morta viene enfatizzata ed evidenziata da una luce che viene dall’alto che, investendo gli oggetti, gioca sui chiaro-scuri, attraverso lo studio sapiente delle ombre. L’autore, Leopold Von Stoll, è un pittore fiammingo di origine ma attivo nella Mitteleuropa ottocentesca; durante la sua carriera artistica si è occupato di rappresentazione di composizioni floreali nel giardino botanico di San Pietroburgo e si è specializzato in nature morte con fiori e frutta, come quest’opera romantica, nel parco del castello di Schonbrunn. Alcune sue opere sono esposte all’ Hermitage di San Pietroburgo, così come alla  Austrian National Gallery Belvedere ed altri musei autriaci ed internazionali.

Giu 19

Il fascino del Grand Tour nelle dimore storiche d’Italia

Come ormai da qualche anno, l’iniziativa promossa da A.D.S.I. (Associazione Dimore Storiche Italiane) ha organizzato di aprire un giorno all’anno circa 300 splendide residenze d’epoca, castelli, ville, casali, cortili e giardini in tutta Italia a centinaia di migliaia di visitatori italiani e stranieri. Nata nel 1977 l’Associazione promuove l’attività di sensibilizzazione per favorire la conservazione, la valorizzazione e la gestione delle dimore storiche, affinché tali immobili, di valore storico-artistico e di interesse per la collettività, possano essere tutelati e tramandati alle generazioni future nelle condizioni migliori. Questa giornata è anche l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e, in particolare modo i giovani sull’importanza della conservazione e valorizzazione dei beni culturali privati.

Dimore storiche, parchi e castelli costituiscono una parte rilevante del patrimonio storico-architettonico italiano e rappresentano una forte attrazione per i turisti, non solo verso le grandi città d’arte, ma soprattutto verso i borghi e i centri secondari. Per celebrare i 40 anni di A.D.S.I., questa edizione del Grand Tour si avvale del contributo di ciceroni d’eccezione: numerosi studenti delle scuole medie e superiori, sempre più coinvolti localmente dal sistema delle dimore storiche grazie ai programmi di alternanza scuola-lavoro. Inoltre l’iniziativa annuale a anche l’obbiettivo di dare visibilità e riconoscimento ai maestri artigiani, quali restauratori, corniciai, vetrai, argentieri, giardinieri, orologiai e altri, che hanno un ruolo fondamentale della manutenzione delle dimore storiche, dei loro giardini e degli oggetti d’arte che le adornano. Da quattro decadi è iniziata un’intensa attività di promozione del territorio attraverso anche itinerari dedicati alla scoperta di questi beni, custodi di importanti testimonianze artistiche, storiche, di tradizioni, di identità e culture, oltre che di antiche maestranze artigiane ancora esistenti.

Giu 15

I centrotavola

I centrotavola sono oggetti o composizioni di più elementi che più attirano le persone per la loro particolarità, singolarità e maestosità durante cene formali, feste, ricevimenti… sono oggetti elaborati, di materiali e forme svariate, destinati ad essere posti al centro della tavola con fine prevalentemente decorativo; può essere munito di accessori con funzioni pratiche. Si sono affermati nel XVII secolo, e in voga fino a tutto il XIX secolo, mostrano tipologie sviluppate in altezza oppure in larghezza, spesso grandiose.

 In principio il centrotavola apparve per la prima volta nel XVII secolo ed era un oggetto utilitaristico destinato a contenere candele e proteggere un tavolo di legno lucido da una macchia causata dalla fuoriuscita di sale e aceti nei condimenti; nel XVIII secolo si è evoluto per riempire il ruolo di centrotavola ornamentale in grandi sale. Questi possono essere di molti materiali quali porcellana, vetro, legno, argento, bronzo, cristallo, e più dimensioni o forme; venivano anche commissionati in base alle esigenze: con paesaggi in rilievo, con la presenza di figure di animali per i rifugi di caccia, con lo stile più alla moda (rococò o barocco). I centrotavola possono anche dilettare i commensali,  con forme particolari, con gruppi di statuette classiche o meno, con composizioni di fiori maestosi ed esuberanti in giardiniere, o con piatti riccamente e minuziosamente elaborati e decorati a mano.

 

 

Giu 12

Come arredare una seconda casa

Nella maggior parte dei casi quando si predispone l’arredamento della seconda casa si tende a riutilizzare gli arredi dismessi, provenienti da case chiuse precedentemente e stivati in depositi dimenticati. Aggiungiamo anche che amici e parenti vari cercheranno di sfruttare la circostanza per rifilarvi a loro volta tutto ciò che non utilizzano da tempo.

Ma attenzione! Non lasciatevi ingannare! Ecco in seguito qualche utile consiglio di home styling da tenere sempre sott’occhio forniti dall’arch. Isabella Danesini.

  1. Non lasciarsi condizionare se possibile dalla disponibilità degli arredi preesistenti. Bisogna liberare la mente da ogni tipo di condizionamento e cercare di lasciarsi informare dall’idea di casa che vogliamo ottenere. Se qualche arredo o complemento si discosta fortemente dalla nostra idea di casa dobbiamo essere pronti al suo sacrificio, alla sua eliminazione.
  2. Cominciamo dalle pareti e dai pavimenti! La scelta dei colori e dei materiali di queste superfici è fondamentale e va ponderata attentamente in relazione alla luce naturale degli ambienti. La luce naturale è infatti colei che modella i volumi e grazie a lei possiamo giocare con i contrasti. Quindi massima attenzione alla scelta dei colori.
  3. A questo punto entrano in gioco gli arredi; qui finalmente potete sbizzarrirvi:  se nella prima casa siete stati eccessivamente seriosi, ora potete finalmente giocare.  Decapare, verniciare, consumare, patinare sono i verbi guida della seconda casa.
  4. Illuminare! Illuminare! Illuminare! La luce è il primo elemento dell’arredo di ogni locale, non dimenticatelo. Ecco perché la scelta dei lampadari e  delle lampade diventa predominante rispetto al resto. Ricordatevi che è la distribuzione delle fonti di luce che crea una buona luminosità nel locale anziché la potenza di un’unica fonte luminosa.
  5. Massima attenzione ai bagni ed ai terrazzi! Qui il ricorso agli accessori diventa importantissimo. Ma anche il verde o l’impego di oggetti inusuali. Quindi il bagno può trasformarsi in una biblioteca piuttosto che in un giardino e così via.

In definitiva bisogna cercare di giocare con questa nuova realtà abitativa osando, prendendosi dei rischi. Solo così riusciremo ad arrivare ad un equilibrio soddisfacente.

 

Giu 08

Saliere in argento Edimburgo 1898

Questa coppia di saliere è molto particolare per la sua realizzazione: ha un corpo di forma ovale traforato e decorato da festoni incisi a motivi vegetali, con un bordo lavorato e quattro piedini in fusione. Il colore blu acceso attira l’attenzione dei commensali, così da rendere più piacevole le pietanze. Entrambe recano il marchio “Edimburgo 1898”, argentiere Hamilton & Inches: nota attività fondata nel 1866 mandata avanti da figlio in figlio, quindi a gestione familiare fino ad oggi; ora è l’unica azienda scultore orafa di produzione sopravvissuta dal XIX secolo.

Nel Medioevo, i recipienti per il sale ebbero una grande importanza simbolica; di molte misure e forme erano oggetto di vanto e ricchezza per il loro contenuto raro e prezioso. Così le saliere divennero opere di oreficeria lavorate molto minuziosamente, decorative ed emblematiche. La saliera, che solitamente occupava il centro della tavola, definiva anche la linea di demarcazione tra gli ospiti di prestigio – quelli che si trovavano “al di sopra del sale” – e gli altri, familiari, parenti poveri, inferiori – messi tutti “al di sotto del sale”.

Giu 05

Come togliere le ammaccature da un mobile antico

Ci occupiamo oggi di come fare per riparare le ammaccature sul legno, ovvero quei colpi che si sono creati in seguito ad un trasloco piuttosto che alla caduta accidentale di un corpo contundente sulla superficie del legno.

In tal senso bisogna fare un distinguo relativo al tipo di deformazione subita: se il colpo ha spezzato le fibre del legno non siamo in grado di intervenire, viceversa se le fibre sono solamente state schiacciate, compresse dall’azione meccanica accidentale, allora siamo in grado di risolvere il problema. Purtroppo non è possibile capire a priori il tipo di deformazione presente e pertanto l’unica soluzione è quella di fare un tentativo. Bisogna munirsi di una siringa e di un goccio d’acqua; con l’ago della siringa andremo a praticare numerosi microfori in corrispondenza della concavità della lesione dopo di ché prestando molta attenzione a non eccedere, riempiremo la concavità d’acqua. I microfori praticati precedentemente servono a far penetrare meglio l’acqua in profondità: questa operazione va ripetuta più volte, curandosi di mantenere sempre bagnata la superficie interessata dal colpo e serve a far sì che le fibre del legno si gonfino sino a riprendere la loro posizione iniziale; addirittura a volte si estroflettono.

Se l’operazione non dà esiti positivi significa che le fibre sottostanti sono spezzate e non vi è nulla da fare se non integrare la parte con inserti di nuove essenze o stucco; se invece l’ammaccatura si rigonfia potremo procedere alla finitura e lucidatura della superficie.

Giu 01

Il faut vivre avec son temps (bisogna vivere nel proprio tempo)

Riflessioni di un antiquario: “Ieri, depresso ed oppresso da un’inarrestabile disordine, ho deciso di sistemare il negozio. Dopo aver iniziato controvoglia ho lentamente provato l’antico piacere del rapporto diretto con le cose, le mie cose. Le ho toccate, osservate, pulite, su alcune di esse ho posato la cera con il suo odore meraviglioso e poi con un colpo di straccio ho visto le superfici tornare a luccicare. Nel fare ordine poi mi sono preoccupato di accostare gli arredi tra loro con un certo equilibrio, con una certa armonia ed ho riscoperto dei vecchi amori, delle vecchie passioni per una forma, un materiale, una lavorazione, una finitura. Che bel lavoro che faccio!  Ho la fortuna di essere circondato da belle cose, che sono poi quelle che scelgo ed ognuna di esse ha la sua storia ed è la piccola tessera di un lungo discorso.

La riflessione di oggi è questa: se ho provato un immenso piacere ad avere un rapporto tattile con le “cose” antiche, perché in questi anni ho scelto internet come canale privilegiato di comunicazione? Il web non riuscirà mai a trasferire la minima parte dei piaceri che ho avuto la fortuna di provare ieri. E’ sterile. Come posso mostrare online una doratura, una patina, un’odore? In questi ultimi anni sono stato spinto dall’ansia di trovare clienti nuovi, di vendere di più, di aprire nuovi canali e questa frenesia mi ha portato a mettere in secondo piano il rapporto diretto con gli oggetti. Una volta, quando comperavo qualcosa la portavo nella mia cantina esattamente come fa una bestia quando porta nella sua tana un boccone prelibato. In cantina, nella quiete più assoluta la guardavo, la pulivo e facevo i restauri del caso. Erano i momenti più lirici del mio lavoro.

Oggi quando compero qualcosa ho come prima preoccupazione quella di schedare e foto ritoccare  l’oggetto acquistato per poi metterlo immediatamente sugli scaffali dei vari portali. Riconosco l’efficacia di questo sistema, ma quanta nostalgia per il vecchio lavoro!”